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la crisi del miele 

Prima il gelo, poi poca pioggia dimezzata la produzione

BELLUNO. Una gelata improvvisa e inaspettata alla fine di aprile. Un’estate secca e siccitosa. Il meteo ha compromesso, nel 2017, la produzione di miele. «È calata almeno del 50 per cento», spiega il...

BELLUNO. Una gelata improvvisa e inaspettata alla fine di aprile. Un’estate secca e siccitosa. Il meteo ha compromesso, nel 2017, la produzione di miele. «È calata almeno del 50 per cento», spiega il presidente di Apidolomiti Carlo Mistron. «Il freddo e le gelate primaverili hanno bloccato tutta la prima parte di produzione (acacia, millefiori estivo e tarassaco), poi la siccità ha compromesso le fioriture del tiglio. Sono ormai due o tre anni che viviamo questa situazione, perché le api sentono molto questi sbalzi climatici e vanno sotto stress. Inoltre le fioriture non arrivano come previsto».

Di conseguenza è stato prodotto circa la metà del miele atteso. Sono andate bene, però, le melate. «Abbiamo raccolto buone melate di bosco e di abete, che ci hanno risollevato anche se solo fino ad un certo punto», continua Mistron. «Il 50% della produzione è andato perso, soprattutto quei tipi di mieli che siamo abituati a fare nelle nostre vallate». I consumatori hanno iniziato ad apprezzare anche la qualità delle melate, «che è ottima, ma non la conoscono ancora bene. Dovremo divulgare questo ultimo prodotto ed è l’obiettivo che ci siamo posti, anche considerando che ormai le melate vengono ogni anno».

Nonostante tutte le difficoltà, però, il settore tiene e sta anche crescendo. Apidolomiti ha raggiunto e superato quota cinquecento soci e li sostiene con iniziative di vario genere. Per esempio con i corsi, che sono sempre molto partecipati: «Ne organizziamo due all’anno. Il primo a Limana, e quest’anno inizierà alla fine di febbraio. Abbiamo aperto le preiscrizioni e i posti sono praticamente esauriti. Il secondo corso invece va a rotazione: quest’anno dovremmo farlo nel Feltrino», aggiunge Mistron.

Che guarda al 2018 con fiducia: «Il freddo di questo periodo va bene, perché le api possono riposare. L’importante è che abbiano scorte di nettare negli alveari. Cruciale per noi sarà l’inizio della primavera: a fine aprile, inizio maggio, saremo
pronti per la raccolta del tarassaco e del millefiori primaverile. Poi verso la fine di maggio si raccoglierà l’acacia, a seguire tiglio e castagno, infine le melate. Speriamo non arrivino gelate improvvise in primavera, negli ultimi tre anni è stato un incubo». (a.f.)



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