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Bioshopper a pagamento, scatta l’obbligo

Dal primo gennaio i clienti dovranno sborsare dai 2 ai 10 centesimi in supermercati, farmacie e profumerie

BELLUNO. Dai supermercati all’ortofrutta sotto casa, dalle profumerie alle farmacie: dal primo gennaio è scattata la cosiddetta “tassa sulla spesa”. Tutti i sacchetti di plastica biodegradabile che saranno consegnati per contenere i vari prodotti acquistati (non solo alimentari), dovranno obbligatoriamente essere pagati dal consumatore. E il pagamento dovrà essere attestato nello scontrino fiscale.

Lo ha previsto il decreto legge n. 91 del 20 giugno 2017 che da lunedì è entrato in vigore. Per chi non ottempera a questa norma sono previste sanzioni che tutti reputano a dir poco esagerate: si va dai 2.500 ai 25 mila euro.

Molti quelli che vivono questa obbligatorietà come se si trattasse di una “tassa” odiosa e non intendono sottostarvi. Tanto da promettere battaglia. Anche sui social media si è scatenata la protesta: chi promette di pesare ogni singolo prodotto (dalla frutta alla verdura) così da non dover pagare il sacchetto e chi invece immagina di andare a fare la spesa con le buste portate direttamente da casa (cosa vietata dalla legge).

Ma la questione non è semplice. Dai supermercati, infatti, fanno sapere che ogni prodotto, anche il più piccolo, dovrà essere imbustato. E se per il primo periodo registrare il costo della bioshopper sarà compito della cassiera, più avanti, al momento della pesatura, scatterà in automatico la quota relativa al costo del piccolo contenitore biodegradabile.

Nei supermercati bellunesi, da ieri, tutti i vecchi sacchetti per frutta e verdura sono stati sostituiti da quelli biodegradabili, come prescritto dal decreto; solo il Kanguro continuerà a erogare i vecchi contenitori fino a domenica, per poi passare ai nuovi, con un pagamento di 3 centesimi. Un prezzo leggermente superiore a tutti gli altri esercizi commerciali dove il sacchetto costerà 2 centesimi.

Anche in farmacia si pagheranno le borsine per i medicinali che fino al 2017 venivano offerte gratuitamente. I prezzi varieranno a seconda della grandezza del contenitore: si va dai 2 centesimi per i sacchetti più piccoli, ai 5 per quelli di medie dimensioni fino ai 7-10 centesimi per i più grandi. «È un modo per sensibilizzare la popolazione sul rispetto dell’ambiente e fare in modo che si portino da casa le borse, come fanno già molti nostri clienti», dicono il presidente di Federfarma Roberto Grubissa e Athos Boco, titolare dell’omonima farmacia.

La prima protesta arriva dagli stessi commercianti, arrabbiati per dover “infierire” sui clienti, dice Andrea Dal Pont, presidente della Consulta Ascom e titolare dell’ortofrutta La Mela in via Roma. «Per quanto posso cerco di utilizzare sacchetti di carta, ma per l’insalata, ad esempio, sono costretto a usare i contenitori di plastica», dice Dal Pont arrabbiato. «Fra poco bisognerà pagare anche l’aria che respiriamo. Se si vuole fare la lotta, la plastica va eliminata del tutto, non si può pensare di prendere in giro le persone. E poi l’unica azienda autorizzata in Veneto a produrre questi sacchetti al momento non riesce a fornirli. Comunque sia, con questa norma nessuno ci guadagna: né i commercianti che devono pagare le tasse su questa ulteriore entrata, né il cliente che deve pagarla. Non si
può continuare in questo modo».

«Se si vuole aiutare l’ambiente, bisogna partire dall’educazione, dalle scuole e non facendo pagare caro ogni cosa. Non si può continuare a caricare queste spese sulle aziende e sui clienti», commenta Luca Dal Poz, direttore dell’Ascom.



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