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Esplosivo in casa, barista di Sovramonte in manette

L’abitazione a Imer di Graziano Romagna, gestore del “Val Rosna”, era piena di materiale della guerra in Bosnia

SOVRAMONTE. Cercavano i classici petardi di Capodanno, hanno trovato una santabarbara. Con un potenziale esplosivo tale da far saltare una casa. Detonatori da cava ed altri esplosivi fabbricati sia in Italia che all’estero, in particolare in Bosnia, nella zona di Sarajevo, nel periodo bellico: ordigni che nonostante risalissero a trent’anni fa sono stati definiti dai carabinieri in ottimo stato di conservazione.

Il materiale era nascosto all’interno di un ripostiglio, nell’abitazione di Graziano Romagna, 52 anni, ad Imer, nel Primiero. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine perché coinvolto in una rapina compiuta anni fa in Germania e conosciuto a Sovramonte in quanto gestore del bar Val Rosna è stato arrestato dai carabinieri della stazione di Imer per detenzione di materiale esplodente nella notte del 31 dicembre.

La pm di turno, Alessandra Liverani, ne ha disposto il trasferimento nel carcere di Spini di Gardolo, a Trento. L’operazione, denominata “Ultimo botto”, è stata compiuta nell’ambito dei controlli sui petardi di Capodanno che i militari dell’Arma stavano eseguendo per garantire la pubblica sicurezza e il rispetto delle normative in materia. Ma invece che “raudi” e “ciccioli” sono spuntati esplosivi in grande quantità, «del tipo impiegato nelle cave», ha precisato il comandante provinciale Luca Volpi, «ma che spesso è usato dalla criminalità perché quello militare è più difficile da reperire».

Va detto che Romagna ci ha messo pure del suo per farsi stringere le manette ai polsi: nel cuore della notte precedente, infatti, una forte esplosione in pieno centro, che sarebbe stata da lui causata, ha buttato giù dal letto gli abitanti di Imer. I carabinieri sono stati subito allertati e, al termine di una rapida quanto efficace indagine, hanno individuato il 52enne. Un’operazione - si è complimentato con i militari del Primiero il colonnello Volpi - «svolta alla vecchia maniera, attingendo informazioni sul territorio e mediante attività di polizia giudiziaria».

Il maggiore Enzo Molinari, comandante della compagnia carabinieri di Cavalese, competente per territorio, ha confermato che l’attività investigativa è partita dalle segnalazioni pervenute dopo alcuni potenti scoppi avvertiti nella zona. La pista seguita dai militari ha portato subito a Romagna, anche per il suo passato coinvolgimento in fatti criminosi. Ma Molinari non ha nascosto lo stupore degli stessi militari quando, durante la perquizione domiciliare, è stato scoperta una piccola polveriera (ma dal grande potenziale distruttivo) all’interno del ripostiglio.

Nel dettaglio, si tratta di un cordone lungo 118 metri contenente esplosivo detonante, due spezzoni di miccia a lenta combustione contenente della polvere nera flemmatizzata, una matassa di miccia a lenta combustione catramata, uno spezzone di miccia a lenta combustione catramata contenente della polvere nera flemmatizzata, 6 detonatori elettrici con micro ritardo, 88 detonatori ordinari a miccia di varia potenza, 2 detonatori a miccia innescati con spezzone di miccia a lenta combustione, diversi altri detonatori elettronici e detonatori a miccia.

Materiale inviato agli artificieri della squadra antisabotaggio di Bolzano per l’analisi (che ne ha confermato la pericolosità e l’ottimo stato di conservazione) e lo smaltimento. È stata sottolineata la pericolosità soprattutto dei 6 detonatori elettrici, che potevano esplodere
con il semplice impulso dato da un telefono cellulare. Secondo il maggiore Molinari si tratta di esplosivo «molto appetibile per la criminalità, anche per compiere attentati ai bancomat, e del notevole valore economico. Non certo da utilizzare a Capodanno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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