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Caner: «La Marmolada non tollera troppi sciatori»

L’assessore appoggia l’idea di Vascellari per una seggiovia poco impattante «No al collegamento con Arabba: il ghiacciaio è delicato, non è un parco giochi»

BELLUNO. No ad una nuova “guerra della Marmolada”. Sì, invece, al confronto tra soggetti istituzionali e privati per uno sviluppo condiviso del territorio.

No al numero chiuso sui passi dolomitici, almeno sui versanti veneti. Sì alla trattativa con Trento e Bolzano per misure di sostenibilità delle valli.

Sì, infine, al collegamento tra Alto Comelico e Val Pusteria, perché i progetti non sono ambientalmente invasivi.

Ecco i sì e i no di Federico Caner, assessore regionale al turismo e alle politiche per le terre alte.

Lunedì scorso a Rocca Pietore, i sindaci, gli impiantisti e gli albergatori hanno tenuto un convegno per fare il punto sulla chiusura di due skilift a Malga Ciapela e hanno lanciato l’idea di un tavolo di trattativa con tutti gli amministratori, anche quelli che hanno proposto il collegamento alternativo alla Val Pettorina, tra Porta Vescovo e la Marmolada.

«Sono d’accordo. Sulla delicata questione che vede posizioni contrapposte sulla costruzione di nuovi impianti di risalita sulla Marmolada, serve un equilibrato confronto tra tutti i soggetti coinvolti: i sindaci dei comuni interessati di entrambe le Regioni, gli impiantisti e gli albergatori. L’ottica deve essere quella di uno sviluppo sostenibile e condiviso dell’area, perché la Marmolada non è un parco giochi da sfruttare secondo mere logiche localistiche».

Già con questa premessa lei chiude alla prospettiva di una funivia che scenda da Porta Vescovo al Fedaia. E che da qui risale a Punta Rocca.

«Ci sono dei limiti di presenze sul ghiacciaio, che si trova in condizioni troppo delicate. Per quanto mi riguarda, propendo per la strategia di mettere in contatto il Passo Fedaia dal lato bellunese con il Trentino e ci sarà l’appoggio della Regione se gli imprenditori decideranno di investire su questa soluzione».

È la proposta avanzata dall’ing. Mario Vascellari, delle Funivie Marmolada. Ma il sindaco di Livinallongo, Leandro Grones, avverte che è improponibile questo collegamento, perché sotto valanga.

«C’è chi ha verificato questa problematica, concludendo che si può fare. È evidente che compiremo una seconda riflessione. Sul tappeto, come sappiamo, ci sono da un lato la proposta trentina di una funivia da Porta Vescovo al Passo Fedaia, saltando il Passo Padon che si trova in zona Rocca Pietore, il che provocherebbe la morte della Val Pettorina e porrebbe in crisi anche il collegamento con lo Skitour Civetta. Dall’altro, la proposta di parte veneta di realizzare una nuova seggiovia da Passo Fedaia (lato bellunese) verso la bidonvia trentina (da ristrutturare) sopra la diga, evitando in tal modo di portare migliaia di sciatori da Arabba – Porta Vescovo a quel che resta dello storico ghiacciaio della Marmolada».

Gli ambientalisti hanno minacciato il ricorso all’Unesco se una nuova funivia attraverserà il ghiacciaio della Marmolada.

«Ci sono delle indiscutibili criticità, come sostengono gli ambientalisti. E non solo loro. La Marmolada è Patrimonio Mondiale dell’Umanità e, se venissero costruite ulteriori strutture impattanti, l’Unesco potrebbe depennare le Dolomiti dalla lista dei siti tutelati. Sul piano ambientale, infatti, l’impianto avrebbe effetti rilevanti sulla Marmolada e gli ambientalisti sono contrari. Alcuni tratti del tracciato proposto sono già pericolosamente esposti a rischio valanga e scendere al Fedaia da Porta Vescovo con gli sci sarebbe impossibile. L’impianto avrebbe solo una funzione di trasferimento. Al Passo Fedaia dovrebbero essere costruiti anche tutti i parcheggi necessari e, data la presenza della diga e del lago, ciò sarebbe molto problematico. Ammesso di riuscire a fare tutto questo, resta da chiedersi come e dove si pensa di far scendere gli sciatori».

In Marmolada salgono al massimo 1.200 sciatori al giorno. Sono già troppi?

«La pista Bellunese, nelle ore di maggior afflusso, è già di per sé sovraccaricata. E chi conosce la Marmolada sa bene che non vi sono altre possibilità. Non possiamo forzare con le presenze su un ambiente delicato qual è il ghiacciaio della Marmolada, in deperimento negli ultimi anni, tanto che il suo ritiro ha reso il versante nord molto meno sciabile».

La Regione Veneto, dunque, sarebbe disponibile a contribuire alla possibile alternativa?

«Sicuramente. Si tratterebbe di una seggiovia defilata, parallela alla vecchia strada, che non va ad impattare con il ghiacciaio. Va considerato tra l’altro che il collegamento del Passo Padon è l’unico possibile non solo per la Val Pettorina, ma anche per Alleghe e il comprensorio del Civetta, mantenendo così in vita il flusso di sciatori in arrivo dal circuito Sellaronda, con la possibilità di “vendere” anche il Giro dei 4 Passi e il Giro della Grande Guerra ai propri clienti. Mi sento quindi di appoggiare quest’ultima ipotesi e sono disponibile a valutare un nuovo bando di finanziamento a cui potrebbero partecipare gli imprenditori se la decisione sarà quella di dare attuazione a questa strategia di sviluppo».

Guerra aperta, dunque, con il Trentino?

«Nessuna guerra. Né sulla Marmolada né altrove».

Come no? Sappiamo che il numero chiuso per l’accesso ai passi, proposto dal trentino, non piace al Veneto.

«Sui nostri versanti certamente non lo permetteremo. Con Trento e Bolzano, però, siamo pronti a sederci a un tavolo per discutere tutte le misure che promuovano e valorizzino la sostenibilità. Non crediamo che l’ipotesi del numero chiuso possa essere risolutiva dell’eccessivo accesso ai passi, che peraltro si verifica in una manciata di giorni l’anno. È evidente che in caso di emergenza possiamo essere pronti anche a misure drastiche, ma solo in situazioni eccezionali. Ci possono essere altre misure, invece, da adottare per risolvere possibili problematiche ambientali. Questo l’abbiamo detto chiaro e tondo anche in sede di Fondazione Unesco».

La Fondazione è stata chiamata in ballo dagli ambientalisti anche per il collegamento sciistico tra Val Pusteria e Comelico Superiore.

«Ne abbiamo discusso. Le piste intersecano soltanto aree buffer del territorio Unesco, quindi non sono affatto invasive. Se ci sono nodi particolare, mettiamoci al tavolo. Ieri a Roma c’è stato un incontro importante. Non solo il Veneto e la Provincia di Belluno, ma anche quella di Bolzano nulla faranno per recare il minimo danno ambientale.
Gli esperti, a proposito del taglio di alcuni alberi, sostengono che questa è un’opportunità provvidenziale, per dare spazio ed aria anche agli animali. Il sacrificio sarà davvero minimo, mentre le popolazioni locali avranno tutto da guadagnarne».

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