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Quattrocento cassaintegrati Acc senza l’indennità, sale la protesta

L’azienda di Mel paga la sua quota ma mancano i soldi che devono essere versati dall’Inps. I sindacati: «I lavoratori sono pronti alla protesta davanti alla sede dell’Istituto a Belluno» 

BELLUNO. Si può vivere con 600 euro al mese, mantenendo se stessi e la famiglia? Ovviamente no. Neppure con 700 o 800, nel caso dei lavoratori più qualificati. La Wanbao-Acc di Mel è davvero l’azienda dei paradossi. La ditta è in difficoltà, si trova costretta a liberarsi di 130 posti, ma la sua parte di cassa integrazione la paga regolarmente. Chi non sta scucendo un euro è, invece, l’Inps, che deve provvedere all’integrazione.

L’Istituto, si badi, non sta attraversando particolari difficoltà. Gli ammortizzatori sociali si stanno riducendo al lumicino, quindi non ci sono chissà quali esborsi da garantire. Eppure – a sentire i lavoratori – per i mesi di novembre, dicembre e gennaio la cassa non è stata pagata.

Ogni operaio ed ogni impiegato di Mel stanno a casa, di media, due settimane al mese. E questo continuerà fino al prossimo settembre. Quindi, se il lavoratore dai cinesi piglia uno stipendio tra i 1200 ed i 1300 euro, dall’Inps ne dovrebbe introitare circa 600, o poco più. Per le mansioni più qualificate, la busta paga sale a mille e 500 euro, anche a quota più alta, e, quindi, in questo caso l’integrazione risulterebbe di circa 700 o 800 euro.

Bene, intorno al 15 dicembre i dipendenti Wanbao Acc hanno ricevuto dall’Inps le spettanze di ottobre, poi zero. Il gruppo, invece, ha continuato a pagare regolarmente le ore lavorate. Davvero inspiegabile, questa contraddizione.

«Ripetutamente ci siamo rivolti alla Direzione Inps di Belluno e, per la verità, anche recentemente eravamo stati rassicurati sui pagamenti in tempi rapidi, ma – afferma Luciano Zaurito, segretario della Uilm Uil – le assicurazioni non hanno trovato seguito. La scorsa settimana doveva essere quella decisiva. Invece niente. Quindi, se entro i primi giorni della settimana i soldi non arriveranno, i lavoratori saranno costretti ad inscenare una protesta presso la sede dell’istituto».

C’è chi, avendo famiglia a carico, per tirare a fine mese è stato costretto a rinviare l’affitto; altri si trovano in difficoltà per il mutuo o altri impegni. Per Zaurito, non ci sono dubbi: «L’Inps ritarda il pagamento non perchè è in attesa di qualche decreto ministeriale da rifinanziare, ma solo per una questione burocratica che, a nostro avviso, è facilmente affrontabile. E risolvibile».

Una questione senz’altro più abbordabile dell’altra in discussione in queste settimane, il part-time da organizzare entro il 28 febbraio, in modo da poterne discutere il 5 marzo, nel programmato incontro tra azienda e sindacato.

Wanbao ha necessità di decurtare l’organico di 130 posti, rispetto ai 430 di oggi. Ha accettato l’ipotesi sindacale del part time, sia verticale che orizzontale. Bisogna, dunque, trovare almeno 260 lavoratori disponibili a dimezzarsi orari e, in parte, salari. «Ne abbiamo parecchi disponibili, non possiamo dire ancora quanti, ma può essere che tra il part time e gli incentivi alle dimissioni si possa arrivare vicino alla quota richiesta – si limita ad anticipare l’esponente della Uilm -. Certo, l’azienda dovrebbe prodursi in un supplemento di generosità, aumentando il ‘premio’ per chi decide di lasciare la Wambao».

Zaurito conferma che il sindacato preferirebbe, per la verità, il part time, in modo da trattenere la maggior parte delle professionalità in azienda, p non trovarsi in difficoltà quando sopraggiungerà l’auspicata ripresa.

Il fronte delle uscite volontarie riguarda in particolare i lavori ai quali basterebbero due anni di Naspi (l’indennità di disoccupazione in vista

del pensionamento), più un anno finanziato dall’azienda. L’alternativa a questi provvedimenti più o meno indolore rischia di essere il licenziamento collettivo, che Wanbao ha messo in conto, ma di cui il sindacato non vuol sentire nemmeno parlare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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