Quotidiani locali

Cancellato lo sportello per i disabili

Era in Provincia e nel 2016 aveva aiutato 330 persone. Centro Prisma: «Atto vergognoso, di noi non importa a nessuno»

BELLUNO. «Con un colpo di spugna si è ucciso un servizio prestigioso, che avrebbe meritato, invece, di essere potenziato e riqualificato. E il peggio sta nel fatto che il tutto è avvenuto nel più totale silenzio della comunità». Non usa mezzi termini Beppe Porqueddu, presidente dell’associazione Centro studi Prisma, per evidenziare la grave perdita subita dal mondo della disabilità bellunese dopo la chiusura dell’Ufficio informazioni e consulenza su accessibilità e ausili (Uicaa), che trovava spazio a Palazzo Piloni, sede della Provincia di Belluno. «Grazie a questo servizio, nato nel 1993, la Provincia era famosa per essere l’unica ad aver istituito un progetto di tale portata», continua il presidente del Centro studi Prisma, realtà che si è formata a Belluno negli anni Ottanta per occuparsi di ricerca, informazione, formazione e promozione culturale di tutti gli aspetti legati a riabilitazione, autonomia e integrazione sociale della persona disabile.

L’Uicaa – che Prisma ha contribuito a far sorgere e sostenuto insieme al Comitato d’Intesa – garantiva informazioni e consulenza su accessibilità e abbattimento delle barriere architettoniche negli ambienti domestici, edifici privati e pubblici, ma anche sopralluoghi per le possibili soluzioni di adattamento dell’abitazione alle proprie necessità. Per fare un esempio, se una famiglia aveva necessità di sistemare il bagno o un’altra stanza per poterle rendere accessibili a un familiare disabile, l’addetto della Provincia studiava l’intervento migliore per sistemare i locali. Nel 2016, come spiega la dirigente di Palazzo Piloni Gabriella Faoro, si sono rivolte all’ufficio 330 persone. Le consulenze sono sempre state portate avanti con il coordinamento dei servizi preposti dell’Usl.

«La chiusura è stato un atto vergognoso, intriso di vuota burocrazia senza valori», continua Porqueddu. «Anche in Europa, durante il progetto “Helios” della Commissione Europea che ha portato agli onori dell’Europa il mondo della disabilità bellunese dal 1989 al 1996, l’Uicaa era un modello di riferimento». Porqueddu si fa delle domande: «Perché l’Usl 1 Dolomiti ha fatto venir meno la convenzione che reggeva l’ufficio grazie ad apporti anche della Provincia stessa, dei Comuni e delle Conferenze dei sindaci dell’Usl? Perché non ci sono state reazioni significative? Perché tanti silenzi? Anche da parte del mondo associazionistico e del volontariato? Nel territorio bellunese ci sono oggi forze unitarie che sappiano guardare al bene comune e alla qualità di vita di ogni persona con disabilità? ».

Sul tema interviene anche Oscar De Pellegrin, presidente di Assi (Associazione sociale sportiva invalidi) Onlus. «Anche i nostri soci hanno potuto contare sulla consulenza fornita da questo importante servizio», mette in risalto. «La sua chiusura ci ha lasciato senza un punto di riferimento. Siamo disponibili a scendere in campo per proporre delle soluzioni e recuperare ciò che è stato costruito in tanti anni».

Aldo Tollot, presidente dell’Anmil (Associazione nazionale

mutilati e invalidi del lavoro) si chiede, allo stesso modo di Porqueddu, come la chiusura possa essere avvenuta nel silenzio e senza che nessuno prendesse posizione per evitarla. «Sull’argomento credo che le associazioni di volontariato dovrebbero confrontarsi», conclude Tollot.

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