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Lungo il Piave è ricomparsa la lontra

È stata avvistata dai pescatori del bacino 8: «Non sappiamo ancora se si tratta di un unico esemplare o se ce ne sono altri»

BELLUNO. La fauna selvatica della provincia di Belluno si sta ripopolando. Insieme al lupo e all’orso, c’è un altro animale che ha fatto ritorno nel nostro territorio. Stiamo parlando della lontra. Ad annunciare una sua possibile ricomparsa era stata di recente la Polizia provinciale.

Ed ora c’è la conferma, visto che il mammifero è stato avvistato dai pescatori del bacino numero 8, che comprende l’area tra Soverzene e il sottobacino del Torrente Limana incluso, con confine sul fiume Piave all'altezza del ponte di San Felice.

«La lontra, la cui morfologia è inconfondibile, è stata vista da più di uno dei nostri soci», mette in risalto Luigi Pizzico, presidente del bacino. «Non sappiamo se si tratti soltanto di un unico esemplare oppure se ne siano presenti di più. Possiamo però affermare per certo che la sua ricomparsa è un segnale che la qualità dell’acqua è molto buona: la lontra non si ferma dove non c’è pesce, di cui si ciba, e dove i corsi d’acqua sono inquinati».

Le acque bellunesi soffrono però a causa di un altro problema, ben conosciuto dai pescatori, che in provincia sono circa 6.500.

«Lo svasamento dei laghi provoca situazioni molto critiche», fa presente Pizzico.

«I lavori alla diga di Valle di Cadore, avviati la scorsa estate e completati a settembre, per mesi hanno messo in subbuglio la vita lungo l'asta del Piave. Il fango riversato a valle ha intorpidito le acque di buona parte dei 24 chilometri di fiume gestiti dal bacino 8».

I danni per altri due bacini, il 4 del Centro Cadore e il 6 Maè-Piave, sono stati ancora maggiori. «Per mesi non siamo riusciti a rilasciare permessi di pesca, a causa dell’acqua marrone», continua Pizzico, «e ora si tratta anche di valutare l’aspetto relativo alla moria di pesci, dal Cadore fino a Trichiana. Siamo arrivati a un accordo con l’Enel per il risarcimento dei danni, ma le cifre sono comunque irrisorie rispetto alle conseguenze subite. Come bacino 8 abbiamo affidato l’incarico a un professionista per valutare la situazione prima e dopo lo svasamento. Le dighe vanno ripulite, ma dovrebbero essere applicati rigorosi protocolli».

Il bacino di pesca presieduto da Pizzico è da sempre impegnato anche su un altro fronte, quello del “no” alle centraline sul Piave.

«Con Acqua Bene Comune siamo anche scesi a Roma», ricorda, «e abbiamo assistito alle riunioni in cui, a Belluno e a Limana, sono stati presentati i progetti della Reggelbergbau srl. Ora, penso che il ritorno nel nostro territorio della lontra, che è un animale protetto, potrebbe rappresentare un’argomentazione in più, utile a impedire la realizzazione di impianti sul Piave».

«Speriamo anche che si risolva a breve un’altra questione», continua Pizzico, «ossia quella delle competenze: siamo ancora in una fase di “rimpallo” tra Provincia e Regione. Questo non è un bene, perché non si riesce a riconoscere quelli che sono i benefici che la pesca porta al territorio. Pensiamo solo che il settore attira in provincia circa 90 mila persone all’anno. Ma consideriamo

anche il lavoro svolto, a titolo totalmente volontario, dai pescatori: dalle semine nei torrenti alla vigilanza e al controllo dei corsi d’acqua, passando per la loro pulizia. Interventi indispensabili per tutela e salvaguardia del nostro territorio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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