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Tre branchi di lupi si muovono nel Bellunese

C’è anche qualche esemplare solitario: la popolazione in provincia è in crescita. Potrebbe arrivare a quaranta animali, ma i numeri tollerabili sono più bassi

BELLUNO. La presenza del lupo è ormai stabile in provincia. E con ogni probabilità è destinata a crescere. Lo hanno evidenziato i relatori che sono intervenuti venerdì all’affollatissimo incontro che si è svolto in sala Bianchi a Belluno.

Una serata, dedicata alla convivenza tra uomo e lupo, a cui ha partecipato un pubblico variegato, composto da allevatori, coltivatori, naturalisti, cacciatori. Una folta presenza che testimonia quanto l’argomento sia di scottante attualità, soprattutto alla luce delle predazioni e degli attacchi agli allevamenti dell’uomo che hanno interessato diverse zone del territorio provinciale.

«I dati ufficiali di quest’anno del progetto “WolfAlps”, illustrati da Christian Losso, ispettore della Polizia Provinciale, confermano la presenza di tre branchi: sul Massiccio del Grappa, a confine con le province di Vicenza e Treviso; sul Visentin; nella zona tra Livinallongo e la Val di Fassa», spiega Sergio Umattino, presidente del Cral della Provincia di Belluno, che ha organizzato la serata insieme all’Apaca.

«In più ci sono animali in dispersione: da circa un anno un esemplare solitario è in transito nella zona dell’Alpago». Un branco è in genere composto da 8-12 esemplari. «Nel nostro territorio i numeri sono molto probabilmente un po’ più bassi», continua Umattino.

«Quel che possiamo però dire è che in futuro la presenza del lupo potrà registrare qualche incremento, in linea con la crescita della fauna selvatica». Delle prospettive future ha parlato Paolo Molinari, ricercato faunistico ed esperto nella gestione dei conflitti causati dai grandi predatori: la popolazione biologicamente sostenibile ammonta per il Veneto a un centinaio di esemplari, per la provincia di Belluno a una quarantina.

«La popolazione tollerabile è però più bassa», fanno presente Molinari e Umattino, «e questo scarto renderà necessario prendere dei provvedimenti».

«Durante la serata non abbiamo proposto soluzioni. L’obiettivo era quello di informare, come forse finora non è stato fatto», aggiunge Umattino. Si è comunque affrontato il tema delle misure di prevenzione dagli attacchi del lupo. «Misure che non possono essere scartate a priori», sottolinea Molinari, «ma che, purtroppo, non funzionano sempre e comunque e hanno dei limiti».

A testimoniarlo sono i recenti attacchi, andati a buon fine per i lupi pur in presenza di recenti elettrificati.

«La convivenza con questo predatore non è semplice e richiede un vero e proprio cambiamento a livello culturale», dice ancora Molinari. «La paura è innata e non si può togliere, ma bisogna cercare di non ragionare con la pancia». Tante le domande del pubblico relative alla pericolosità dell’animale e alle problematiche oggettive della predazione.

«L’obiettivo è togliere al lupo le possibilità antropiche, ossia l’attacco agli allevamenti dell’uomo», mette in risalto Umattino. «In questo modo il predatore farebbe il suo “lavoro”, ossia cacciare la fauna selvatica. E ciò sarebbe un bene, vista l’elevata presenza di ungulati. Il problema è che non ci sono “ricette” precise».

«Quello che sta succedendo nel Bellunese è accaduto 10 anni fa sulle Alpi Occidentali e prima ancora in Francia», precisa il naturalista Giuseppe Tormen, uno dei relatori della serata, patrocinata da Comune e Provincia. «Il ritorno del

lupo è un fatto naturale. Abbiamo cercato di togliere i dubbi, senza intervenire in merito ai casi particolari relativi ai diversi portatori di interesse, ma ragionando a tutto tondo, in modo oggettivo, parlando del lupo al di là degli stereotipi».

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