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Lupo, un ritorno naturale: «Imparare a conviverci»

Incontro nell’ex latteria di Roncan con Giuseppe Tormen esperto naturalista. Non ci sono ricette precise ma misure di contenimento degli allevamenti

PONTE NELLE ALPI. Quali sono i grandi carnivori che hanno fatto la loro ricomparsa in provincia? Possiamo convivere con loro? Sono le domande a cui ha cercato di dare risposta Giuseppe Tormen, naturalista del gruppo Cai Grandi Carnivori, relatore della serata che si è svolta venerdì sera nell’ex latteria di Roncan.

Un appuntamento, il primo di una serie, voluto dal Circolo “Il Burcio” e dal Comitato frazionale. L’attenzione si è focalizzata in modo particolare sul ritorno del lupo, l’animale che in questo periodo sta suscitando più preoccupazione, specie tra gli allevatori.

«Tormen ha spiegato che ciò che sta succedendo nel Bellunese è accaduto 10 anni fa sulle Alpi Occidentali e prima ancora in Francia. Il ritorno del lupo è un fatto naturale, non vi è stato alcun reinserimento», precisa il consigliere comunale Marta Viel, presente alla serata a Roncan.

«La convivenza non è semplice e richiede un vero e proprio cambiamento a livello culturale. Ma la presenza del lupo è ormai stabile ed è necessario trovare il modo di coesistere». L’ideale sarebbe togliere al lupo le possibilità antropiche, ossia l’attacco agli allevamenti dell’uomo. In questo modo il predatore farebbe il suo “lavoro”, ossia cacciare la fauna selvatica. E ciò sarebbe un bene, vista l’elevata presenza di ungulati. Il problema è che non ci sono “ricette” precise. Tormen - il cui intervento è stato anticipato dai saluti di Nicola Balcon, presidente del Comitato frazionale, e di Rudi De Battista, consigliere di “Il Burcio” - ha parlato delle misure di prevenzione, come il recinto elettrificato. «Il naturalista ha portato gli esempi di altre zone, come l’Appennino, dove il processo di ricolonizzazione naturale del lupo è iniziato ormai da decenni», dice ancora la Viel. «In provincia di Belluno, secondo i dati disponibili, la data ultima di uccisione di questo predatore è il 1927. Ora il suo ritorno, che è indice di biodiversità e consente il ripristino della catena alimentare, è dovuto anche all’espansione del bosco e all’aumento della presenza di altri animali selvatici, come gli ungulati

e in cinghiali». In provincia sono presenti tre branchi: sul Massiccio del Grappa; sul Visentin; nella zona tra Livinallongo e la Val di Fassa. In più ci sono animali in dispersione: da circa un anno un esemplare solitario è nella zona dell’Alpago.

Martina Reolon

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