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Massaro: «Una provincia tutta bio»

Il sindaco rilancia la proposta ferma da anni. Molti bellunesi erano presenti alla protesta sulle colline trevigiane

BELLUNO. «Ho un sogno: quello di una provincia tutta bio». Lo ha confessato il sindaco Jacopo Massaro, davanti ai 4. 700 partecipanti alla “Marcia stop pesticidi”, che si è svolta nel Trevigiano da Cison a Follina. I bellunesi erano presente in forze, con Massaro e i rappresentanti dei Comuni di Feltre, Limana, Ponte nelle Alpi e Santo Stefano di Cadore, con numerosi comitati e con l’Anpi. Anzi, è stato proprio l’avvocato Sperandio, presidente dei partigiani di Belluno, una delle anime organizzative della marcia. «Non voglio vietare produzioni, che siano i vigneti di prosecco o i meleti della Val Belluna, ma è certo – ha spiegato Massaro – che vanno adottati regolamenti e misure di prevenzione dell’inquinamento da pesticidi o di altre sostanze pericolose».

La prospettiva del biologico è stata coltivata in qualche valle ai piedi delle Dolomiti, ma senza arrivare al dunque. È almeno da 3 anni che in Provincia se ne parla e nella recente campagna elettorale l’onorevole Luca De Carlo ha rilanciato quest’impegno. «Purtroppo lo Stato e la Regione – ha ammesso Massaro – ci impediscono di intervenire. Eppure noi non vogliamo metterci in contrapposizione con la logica economica. La tutela ambientale non è un disvalore, ma un valore aggiunto sul piano economico». Per Sperandio è importante agire oggi, in chiave preventiva, perché le monocolture avanzano in misura prepotente anche in Val Belluna.

La marcia contro il “peccato mortale”. Così è stata definita quella di ieri. Il peccato dell’inquinamento da pesticidi. I “pellegrini” (mai visti tanti in una manifestazione ambientalista a cavallo delle due province) hanno concluso il loro itinerario ai piedi della Madonna di Follina, guarda caso la più venerata in Alpago. Ed è proprio qui che l’abate, padre Francesco Rigobello, ha alzato il dito contro chi continua ad avvelenare l’ambiente, mentre i sindaci di Revine, Michela Coan, e di Belluno, Massaro, hanno chiamato a raccolta i loro colleghi perché adottino tutte le misure che escludano dalle monocolture – prosecco sui colli trevigiani e meleti in Valbelluna – l’uso e, spesso, l’abuso di sostanze chimiche.

«Siamo preoccupati per le api, i fiori, l’erba, spesso dal brutto colore giallo, i bambini, gli anziani», ha detto padre Francesco, subito dopo la messa dell’Ascensione. «La Ue va proibendo certe sostanze, noi ricorriamo alle alternative. Ma attenzione – mette in guardia il frate – i pesticidi aiutano gli affari, ma possono far ammalare e uccidere gli affetti».

Non è forse vero – ha domandato l’editore Alessandro De Bastiani, ex consigliere comunale– che proprio i pesticidi hanno suscitato tante perplessità sulla candidatura Unesco di queste colline? Non ci sono dubbi, per Massaro: nella richiesta di maggiore autonomia per la Provincia di Belluno, va inserito anche il capitolo della sostenibilità ambientale.

Ed il motivo lo ha spiegato Francesco Cavallin, presidente dell’Isde, l’associazione dei medici per l’ambiente. «Le prove di tossicità di tanti pesticidi sono scientificamente solide, quindi è necessaria l’adozione di misure di protezione e prevenzione, in attesa sostanza che le sostanze chimiche e di sintesi siano vietate».

I medici hanno chiesto, dunque, che, senza se e senza ma, le autorità sanitarie, a cominciare

dai sindaci, si facciano carico di una regolamentazione più severa ed ispirata ai principi prevenzione. Numerose le mamme che sono scese dalla Valbelluna nella Vallata dei laghi per manifestare tutta la loro preoccupazione: per le irrorazioni, spesso irrorate senza alcun rispetto.

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