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Paolo Conte: «La città di Feltre si candidi a patrimonio Unesco»

Premiato dalla Famiglia Feltrina, rilancia l’appello: «Adesso i tempi sono maturi». A San Vittore proposto un centro per studenti

FELTRE. «Feltre, città d’arte, cultura, natura e spiritualità, deve candidarsi a città patrimonio dell’umanità». L’appello è venuto da Paolo Conte che nel territorio feltrino ha visto e premiato con i fatti, tradotti in milioni di euro dalla sua posizione di esponente della Fondazione Cariverona, grandi potenzialità.

Paolo Conte, premiato ieri dalla Famiglia Feltrina e dal presidente Enrico Gaz, è intervenuto con proposte concrete. E raccogliendo «la provocazione dell’onorevole Dario Bond» su quanto poco ancora si faccia per il rilancio turistico, e l’appello del sindaco Paolo Perenzin che ha parlato di fuga dei cervelli «a fronte di una qualità della vita a Feltre che non si ha nell’hinterland di grandi città venete», Conte ha detto: «Questa è la terza volta che propongo pubblicamente la candidatura di Feltre come patrimonio dell’umanità all’Unesco. La prima è stata nel 1997. Allora avevo incassato qualche pacca sulla spalla e qualche sorriso sardonico. Ma adesso credo che i tempi siamo maturi per proporla ancora. Feltre ha tutte le carte in regola per giocarsi il futuro che merita».

Il poliedrico docente che ieri è stato messo in luce in tutte le sue competenze, ha rimarcato il fatto che la città ha due poli, quello del centro storico «sul quale l’amministrazione in carica sta investendo molto e bene», e quello di San Vittore. «Dobbiamo puntare alla creazione di un parco culturale come premessa per accendere la miccia del progetto Unesco. La proposta che rilancio è quella di dare vita a un centro nazionale per le arti applicate, visto che c’è l’istituto Rizzarda vocato a questa specificità. E sul polo del santuario, si può pensare a un corso specialistico estivo di grande rilevanza internazionale sulla musica medioevale o in alternativa un corso di manoscritto medioevale. Prima di attivare i corsi c’è però da ripensare a San Vittore come a un centro residenziale per studenti. Cosa di cui avevo parlato, una quindicina di anni fa, con la Fondazione Cini. Allora si era prospettata l’ipotesi di avviare a San Vittore uno studio internazionale sul rapporto con le chiese d’oriente, non solo quelle di Venezia, ma anche di Palermo dove c’è un centro internazionale con il quale si sarebbe potuto aprire un dialogo permanente».

Il progetto preliminare di residenzialità era approdato, qualche anno fa, al direttivo di San Vittore, ma si è arenato. «È ovvio che se dobbiamo parlare di residenzialità culturale, è necessario riproporre le soluzioni adeguate, con le attrezzature

necessarie agli studi, con le sale multimediali e con un ascensore esterno. Sono queste le idee per rilanciare Feltre, dobbiamo parlare di residenzialità culturale. Non vorrei essere troppo ottimista, ma queste prospettive potrebbero avverarsi».

Laura Milano

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