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Santi Vittore e Corona, fede e devozione per i patroni sono più forti della pioggia

L’omelia del vescovo Marangoni: «Esiste sempre un motivo per avere fiducia, è necessaria la disponibilità quotidiana»

FELTRE. San Vittore vuol dire festa della tradizione e la comunità feltrina si è ritrovata ancora una volta al Santuario, con una grande partecipazione, nonostante la pioggia, alla messa celebrata dal vescovo Renato Marangoni. I pellegrini sono saliti in cima al monte Miesna con gli ombrelli aperti e la chiesa è stata gremita di gente di tutte le età per celebrare i santi patroni della città Vittore e Corona e rivivere il secolare rito sacro, anche senza il tradizionale pic-nic sul prato della rocchetta a fianco della chiesa, reso impossibile dal maltempo. Qualcuno però non si è fatto scoraggiare, attrezzandosi con il cestino della merenda sulle panchine del chiostro del santuario o fermandosi lo stesso alla frasca. Anche con la pioggia, come sempre i volontari dell’Unione sportiva San Vittore erano pronti, tra sacro, profano e quotidiano, a dare da mangiare agli affamati e da bere agli assetati, vendendo come da tradizione le uova sode oltre a panini, trippa, polpette e bevande per rinfrancare i pellegrini saliti a piedi.

Feltre e i feltrini non mancano mai l’appuntamento con le loro tradizioni e non lo hanno fatto nemmeno ieri, quando la città si è ritrovata dentro la basilica per le messe, da quella delle 6 del mattino dedicata alla forania di Santa Giustina, fino all’ultima delle 18. 30 per le ex parrocchie di San Vittore (Anzù, Sanzan, Villapaiera, Celarda) e Nemeggio. Molte parrocchie hanno organizzato anche un pellegrinaggio a piedi prima della messa.

All’appuntamento annuale per la grande festa della città, i feltrini hanno risposto con rinnovato affetto e il vescovo Marangoni nella sua omelia ha più volte richiamato il senso della comunità, «civile e di fede», con un incoraggiamento a convergere insieme: «Il senso delle cose della vita lo si coglie insieme, aiutandosi l’un l’altro», le sue parole. «Con Vittore e Corona come capifila, sono questi i momenti in cui ci viene da ritrovare il fiato per riprendere il nostro cammino, anche se faticoso e contrastato. C’è una ragione di vita che non possiamo perdere», ha detto il vescovo, sottolineando la testimonianza del coraggio del martirio dei santi. «Esiste

sempre un motivo per cui avere fiducia. Non sono le dichiarazioni altisonanti, ma la disponibilità quotidiana, sulla strada dell’incontro. Vittore e Corona ci dicono di buttarci sulle ragioni comuni e di attrarci a vicenda».

Raffaele Scottini

©RIPRODUZIONE RISERVATA .

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