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Le Dolomiti ora sono senza confini

Inaugurata la concatenazione di vie ferrate lunga oltre cento chilometri sulle vette teatro della Grande guerra

Dolomiti senza confini: cento chilometri di vie ferrate nel nome della pace Dove un tempo c'era guerra, oggi c'è solo passione per la montagna. Ecco il video ufficiale del progetto "Dolomiti senza confini" che unisce in un unico percorso ad anello cento chilometri di vie ferrate nel nome della pace e dell'amicizia. L'inaugurazione al passo monte Croce Comelico ha visto la presenza di Reinhold Messner

COMELICO SUPERIORE. L’inaugurazione del progetto Dolomiti senza confini si intreccia con la stretta attualità in una mattinata assolata, affollata e colorata vissuta sul passo Monte Croce di Comelico divenuto, per un giorno, simbolico ombelico del mondo.

A poco più di 1600 metri d’altezza si sono ritrovati l’uno al fianco dell’altro bellunesi, pusteresi ed austriaci, uniti sotto la bandiera di Dolomiti senza confini, concatenazione di vie ferrate che per oltre cento chilometri corrono tra Italia ed Austria lungo le vette di confine teatro cento anni fa della Grande Guerra ma oggi, proprio grazie a questo progetto, trasformatesi in luoghi di pace ed amicizia.

Uno spot, ripetuto come un mantra, che va inevitabilmente a cozzare con l’attualità. «Venti nazionalisti stanno riemergendo in varie zone d’Europa Italia compresa come un pericoloso retaggio del passato», ha tuonato Reinhold Messner dal piccolo palco allestito dagli organizzatori.



Proprio Reinhold Messner è stato l’ospite più atteso ed acclamato, uno dei tre testimonial insieme a Fausto De Stefani ed al giovane alpinista austriaco Hans Wenzl che alle cinque di ieri mattina si è messo in cammino per raggiungere il cippo simbolo del progetto Dolomiti senza confini. Un cippo issato da Bepi Monti, tra gli ideatori del progetto, e dall’artista Mauro Lampo sulla cresta dei Frugnoni a quota 2500 metri, luogo d’incontro dei territori italiano ed austriaco. Una simbolica “t” che abbraccia bellunesi, pusteresi ed austriaci del comune di Kartitsch situato nel distretto di Lienz.

Non è un caso se ieri sul passo Monte Croce di Comelico c’erano le più alte cariche istituzionali bellunesi e cadorine, queste ultime provenienti sia da Comelico Superiore che da Auronzo, pusteresi di Sesto e Dobbiaco ed austriache di Kartitsch.

Il progetto ha richiamato l’attenzione del Cai nazionale, rappresentato dal presidente Vincenzo Torti, e di una lunga serie di realtà impegnate concretamente. A partire dalle guide alpine di Sesto, del Cadore e dell’Alpenverein austriaco che insieme avranno il compito di portare in quota gli escursionisti che ne faranno richiesta come già avviene oggi, quotidianamente, in altre zone del territorio a partire dalle Tre Cime di Lavaredo.



Dodici sono le vie ferrate inserite nel progetto Dolomiti senza confini, tutte regolarmente percorribili anche se proprio in questi giorni sono in via di esecuzione alcuni interventi di messa in sicurezza.

Otto di esse furono realizzate durante la prima guerra mondiale per poi essere ripristinate tra gli anni ’50 e ’70: ferrata del Monte Paterno, ferrata Torre di Toblin, ferrata degli Alpini 1915/1918, strada degli Alpini che collega la cresta Zsigmondy con il passo della Sentinella, ferrata Costoni di Croda Rossa, ferrata Zandonella, ferrata del Monte Cavallino e ferrata D’Ambros. Sempre negli anni a cavallo tra il 1950 ed il 1970 quattro delle ferrate presenti nel circuito Dolomiti senza confini sono state realizzate ex novo: ferrata Roghel, Cengia Ganriella, ferrata a sud della Croda dei Toni e ferrata est del Camoscio.

Gianluca De Rosa

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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