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il processo

Pedopornografia, chiesti 8 anni e 8 mesi

Giovane di Santa Giustina accusato anche di violenza sessuale su minore. E' a processo a Venezia: due vittime chiedono 35 mila euro

SANTA GIUSTINA. Pedopornografia e violenza sessuale su minore. Per i tredici capi d’imputazione, il pubblico ministero veneziano Incardona ha chiesto una condanna a otto anni e otto mesi di un 26enne di Santa Giustina. Nel processo con rito abbreviato, due le costituzioni di parte civile: un ragazzo minorenne e sua madre (avvocato Resenterra) hanno avanzato una richiesta di danni per 5 mila euro; e un altro che nel frattempo è diventato maggiorenne ha chiesto 30 mila con il legale Crosato. Un terzo giovane era soltanto parte offesa con D’Agostini.

Il difensore dell’imputato Cesa vorrebbe l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato o non sussiste, in ogni caso andrà valutato con attenzione lo stato mentale del santagiustinese, anche dopo la produzione di una serie di perizie o, comunque, pareri psichiatrici. Il gup Marchiori ha rinviato al 21 per repliche ed eventuale sentenza, nel frattempo l’uomo ha lasciato il carcere di Pordenone e da venerdì scorso è ai domiciliari, senza la possibilità di usare computer. Il rito era condizionato all’audizione di un testimone, in relazione a un episodio di tentata violenza sessuale sotto la minaccia di un’arma, non si sa se vera o giocattolo. Il gestore di un locale notturno ha spiegato di aver assunto l’imputato per tre mesi come buttafuori e che non era previsto l’uso di armi.

Le indagini dei carabinieri di Santa Giustina erano partite nel 2015 da un profilo Facebook apparentemente intestato a Martina Mimi: l’indagato aveva adescato due minori, convincendoli a mandargli foto senza vestiti e un video. Entrambi pensavano di parlare con una ragazza e da quel momento sarebbe scattata una serie di reati: tentata violenza privata e violenza sessuale per aver provato a costringere un minore a inviargli foto dei genitali altrimenti avrebbe pubblicato il film sul profilo. Poi la richiesta di un ulteriore video.

Due gli episodi di violenza sessuale nei confronti del giovane, non solo contro la sua volontà, ma anche sotto ricatto, tra il gennaio e il febbraio 2016. Poi la detenzione di un’ingente quantità di materiale pedopornografico, in un tablet, un telefono cellulare e un computer portatile.

Nel tablet c’erano 563 immagini e 213 video; nel telefonino 616 immagini e 875 video e nel computer altri 640 files. Infine, la pornografia minorile, perché in una chat su whatsapp avrebbe inviato a una ventina di partecipanti una dozzina di video a sfondo pedopornografico.

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