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Dalla Torre affila le unghie «Quei soldi non si toccano»

Il sindaco di Sovramonte contro l’utilizzo del Fondo per finanziare le grandi opere. «Non si può usare per tutti i problemi della montagna, per noi sono risorse vitali»

BELLUNO. «I fondi di confine non si toccano. Io difenderò questo diritto faticosamente conquistato con le unghie e con i denti. E mi auguro di avere un buon seguito». Con questa premessa il sindaco di Sovramonte, Federico Dalla Torre, affila le armi per la riunione in Provincia di questo pomeriggio, quando saranno convocati i quindici rappresentanti dei Comuni di confine.

«Quando c’è stato il passaggio delle consegne da Roger De Menech al senatore Saviane ai vertici della commissione paritetica, già si era fatta un’uscita che pareva più estemporanea che ragionata. E ho pensato si dovesse dare il tempo per conoscere meglio quel percorso al quale stiamo lavorando dal 2011. Adesso intervengono l’onorevole Bond e il mio collega di Seren, Dario Scopel, sostenendo che i fondi di confine debbano essere estesi a progetti di largo respiro a favore della comunità intera».

«Con i senatori di Bolzano, tanto per fare memoria su una vicenda sulla quale dovrebbe calare una pietra tombale, quanto ad accordi raggiunti, si era deciso che ai comuni di confine fossero assegnati cinquecentomila euro all’anno, mentre la parte restante sarebbe stata destinata a progetti di area vasta», ricorda. «Basta però, adesso, a modifiche a questo accordo. Lo dico come sindaco di Comune di confine e come referendario».

L’autonomia della provincia e del Veneto, aggiunge Dalla Torre, non si consegue e si persegue con lo storno di fondi che «sono linfa fondamentale per i Comuni, piccoli o appena più grandi. Ci sono lo Stato e la Regione, adesso che poi ci si allarga anche al Friuli Venezia Giulia al quale in qualche modo siamo apparentati dopo l’annessione di Sappada. Che siano Stato e Regione a finanziare le grandi opere di cui si va dicendo, come l’attivazione di corsi universitari, l’avvio di sinergie con i grandi centri di ricerca, e tutte quelle strategie per contrastare lo spopolamento e non rischiare l’estinzione».

«Non saranno certo i soldi che servono ai Comuni di confine, nemmeno se messi tutti assieme, a risollevare le sorti di aree lontane dai grandi servizi, dalle cliniche, e dalle maggiori opportunità di occupazione giovanile», continua Dalla Torre. «Invece per i nostri territori questi soldi servono, eccome, appunto per frenare o tamponare lo scivolamento a fondovalle, per offrire qualcosa di più alla nostra popolazione, nell’immediato e nel medio periodo con le schede che abbiamo presentato per il rilancio del turismo, della cultura, della viabilità».

Le grandi opere, peraltro, i Comuni di confine «le hanno già messe in atto, disponendo sei milioni di euro per i nostri ospedali. Per il resto, ci devono pensare

Stato e Regione. È loro l’assunzione di responsabilità, su progetti mirati rispetto ai quali sicuramente il territorio bellunese, con il suggerimento di onorevoli e politici, non si farà trovare impreparato. Ma ripeto ora, e lo dirò fino allo sfinimento, i fondi di confine non si toccano». —

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