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«Qui è passato un santo», alle Tre Cime per Wojtyla

Il vescovo emerito Andrich ha benedetto la targa posata a Forcella Lavaredo. Commosso De Martin Topranin che guidò allora la jeep che portava il Papa

AURONZO. «Qui è passato un santo. Non dimenticatelo». Lo ha ricordato Giuseppe Andrich, vescovo emerito di Belluno Feltre, a Forcella Lavaredo, così commosso che per procedere alla benedizione della targa commemorativa della sosta di San Giovanni Paolo II ai piedi delle Tre Cime, il 16 luglio 1996, si è perfino messo la mitria.

«Questa, d’altra parte, è la più bella cattedrale al mondo» ha commentato. «Il passaggio di un Pontefice deve essere ricordato in quanto ha donato santità a questi luoghi» aveva spiegato l’assessore Andrea Costa che con il collega Mauro Frigo aveva posato, nei giorni precedenti, quella lapide proprio ai piedi delle Tre Cime.

Commosso, quasi fino alle lacrime, soprattutto lui, Giuliano De Martin Topranin, di Padola. Era, allora, capo della Forestale. «Quella sera toccò a me pilotare il gippone per portare quassù il santo. Camillo Cibin, allora comandante della gendarmeria vaticana, ha voluto fin dall’inizio del suo soggiorno in Cadore che Giovanni Paolo II visitasse questi luoghi arrivando fin quassù. Partimmo dal rifugio Auronzo. Era un tardo pomeriggio. Il tramonto era ormai prossimo e ricordo che quando Wojtyla scese dal fuoristrada, fece qualche passo e per ben 40 minuti sostò in contemplazione di questo compendio straordinario del creato. In contemplazione e in preghiera, nel silenzio più profondo».

Una giornata storica quella di ieri alle Tre Cime. Era iniziata all’alba, con i volontari del Soccorso Alpino di Auronzo che si sono arrampicati sulla Cima Grande per portare un omaggio floreale in memoria dei caduti, prima della messa delle 10.30, organizzata annualmente dal Cai nella chiesetta di Maria Ausiliatrice, ai piedi del gruppo.

Poco sole, ma la temperatura ideale per non affaticarsi. La celebrazione è stata presieduta dal vescovo Andrich e concelebrata dal pievano di Auronzo don Renzo Roncada. Il Cai era rappresentato da gran parte dei suoi associati, ma la partecipazione era più consistente che in precedenti occasioni per le molte autorità civili e militari che sono volute intervenire.

La Corale dei Laghi di Vittorio Veneto ha accompagnato i canti; struggente “il Signore delle Cime” di Bepi De Marzi. Mons. Andrich ha invitato a non dimenticare le vittime della montagna e ha raccomandato al rispetto delle regole della sicurezza, fra l’altro per non mettere in pericolo la vita dei soccorritori.

Successivamente il gruppo di fedeli e le autorità si sono incamminati per raggiungere la Forcella Lavaredo ed assistere alla benedizione della targa. In rappresentanza del Comune di Auronzo, promotore dello storico evento, ha preso la parola l’assessore Costa, che ha voluto sottolineare come l’amministrazione retta da Tatiana Pais Becher abbia fortemente voluto ricordare un evento che appartiene alla storia delle Dolomiti. E della Chiesa.

Costa ha poi raccontato l’aneddoto dell’arrivo di Giovanni Paolo II in Forcella: ai piedi delle Tre Cime con tutto il seguito e con la volontà di

spingersi oltre, “più in su” , come gli capitava spesso di dire; ad esempio sul Peralba. Da qui la necessità di affidarsi ad un accompagnatore, Giuliano De Martin Topranin che ha preso la parola, anche nella sua veste di Commendatore all’ordine di San Gregorio Magno. —

 

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