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Il punto nascite è salvo: il ministero riconosce la sua importanza

Il sindaco: «Ora la ginecologia cadorina offra le garanzie». Ciotti: «Premiata la lotta portata avanti dal comitato»

Il Punto nascite dell’ospedale San Giovanni Paolo non chiude: lo ha stabilito il ministero della salute che ha riconosciuto l’importanza della struttura. Il mantenimento del punto nascite di Pieve, era stato chiesto dalla Regione come per altri sei reparti di ginecologia e ostetricia del Veneto.

La legge stabilisce, infatti, che qualora un punto nascite non superi 500 parti all’anno, venga chiuso, non avendo più i requisiti di sicurezza. La chiusura non è ritenuta necessaria, invece, quando una di queste strutture abbia un disagio orografico tale da presentare ai cittadini un disagio importante: quando la struttura sia ubicata ad un’altezza media di 1600 metri e quando il disagio climatico superi i cinque mesi, come succede in Cadore. Il numero di nati nel punto di Pieve difficilmente supererà le 500 nascite, ma nonostante ciò va tenuto aperto.

Le considerazioni del ministero hanno dunque confermato la decisione della Regione di mantenerlo aperto. «Ritengo che la notizia del mantenimento del punto nascite sia molto importante», ha commentato il sindaco Giuseppe Casagrande. «È fondamentale che arrivando da Roma la decisione, questa sia l’inizio del principio che nella sanità tutti sono uguali, sia che vivano in montagna, nella città o in pianura. A questo punto però sarà necessario che la ginecologia cadorina offra tutte la garanzie di sicurezza che si possono ottenere negli ospedali più grandi. Sono anche dell’opinione che se l’azienda sanitaria afferma che mancano i medici, questi non devono mancare solo in montagna, ma devono mancare anche negli altri ospedali. Solo in questo caso il cittadino è disposto ad accettare la loro mancanza».

È soddisfatta anche anche Maria Antonia Ciotti presidente del “Comitato per la difesa della sanità in montagna. «Il salvataggio del punto nascite di Pieve è molto importante. Lo è ancora di più

perché la sua importanza è stata riconosciuta da Roma che si è basata sui Lea. Penso, che sul giudizio abbiano pesato anche le prese di posizione del Comitato. Adesso si tratta di renderlo nuovamente funzionante facendo nascere nuovamente i bambini a Pieve». —


 

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