DOPO LE ELEZIONI

Zaia esclude i bellunesi dalla giunta regionale

E' l'unica provincia del Veneto che non ha un assessore nel governo regionale: "Me ne occuperò in prima persona" dice il presidente

    di Francesco Dal Mas BELLUNO. La provincia di Belluno è l’unica della regione che non ha una rappresentanza diretta nel governo Veneto. «Ma niente paura, ci penso io» assicura Luca Zaia, neogovernatore. «Delle problematiche del Bellunese mi occuperò direttamente o attraverso un assessore delegato, Marino Finozzi, vicentino di Thiene che conosce puntualmente le esigenze delle terre alte».
     Anzi, secondo Zaia la provincia di Belluno, seppur priva di un assessore, sarà super garantita in quando disporrà anche del presidente della commissione del consiglio regionale che si occuperà delle angustie della montagna veneta.
     Chi sarà? Dario Bond, esponente del Pdl, o Matteo Toscani, rappresentante della Lega? Si vedrà nei prossimi giorni.
     Entrambi aspiravano ad un assessorato, ma ci faceva conto soprattutto Bond. Finozzi, assessore al turismo, già presidente del consiglio regionale, assicura che quanto prima si farà un quadro puntuale delle necessità del Bellunese.
     Aspetta, comunque, l’insediamento della giunta che dovrebbe avvenire fra una decina di giorni.
     Parlandone ieri a Padova, Zaia ha cercato di tranquillizzare. «I bellunesi sono rappresentati dal presidente e dimostreremo con i fatti cosa riusciremo a fare per loro. Sappiano, in ogni caso, che da assessore regionale all’agricoltura ho portato il 40 per cento delle risorse del primario proprio nel Bellunese, per cui sanno benissimo che per loro abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo. Se non si ritengono soddisfatti, vengano pure da me. Sono certo che li rassicurerò».
     E se i bellunesi non andranno da lui, sarà lui, il neogovernatore, a salire da loro.
     Lo ha annunciato per quanto riguarda specificatamente Sappada. Zaia aveva accanto a sé il segretario della Lega, Paolo Gobbo, mentre lo diceva. E Gobbo annuiva: è lui ad avere saldi rapporto in Sappada. Il presidente Zaia, peraltro, ha ribadito anche ieri, senza mezzi termini, che non permetterà a Sappada piuttosto che a Lamon o a Cortina di traslocare nelle vicine regioni e province.
     «Impedirò la guerra fra poveri» ha detto e ridetto. Una guerra pericolosissima, a suo dire, perché se le realtà comunali di confine venissero lasciate partire, lo smottamento maturerebbe progressivamente, di Comune in Comune, fino a San Michele a Tagliamento, da una parte, e a Chioggia dall’altra.
     «Di questo passo il Trentino e l’Aldo Adige arriverebbero al mare» chiosa, con sofferta ironia, il neogovernatore del Veneto. Invece? «Invece la strada è quella del federalismo e dell’autonomia per tutta la regione, ma con un occhio di riguardo appunto al Bellunese».
     Le polemiche con Bolzano e Trento, da una parte, con il Friuli Venezia Giulia dall’altra, sono soltanto un ricordo. E tale resterà. «Con loro - assicura Zaia - nessuna tensione».
     «I rapporti - garantisce - sono ottimali e così continueranno ad essere». E se Lorenzo Dellai, presidente della Provincia di Trento, anticipa che ascolterà Zaia ma non entrerà nella Padania, il governatore veneto assicura che non è questa la prospettiva di quel “Patto del Nord” che lui propone a tutte le regioni e province, dal Friuli Venezia Giulia al Piemonte. «La prospettiva è quella prevista dalla Costituzione: il federalismo e l’autonomia. Dellai sono sicuro che sarà dalla nostra parte».
     Zaia, peraltro, ha detto di averne già parlato a Formigoni, governatore della Lombardia, a Cota, presidente del Piemonte, a Tondo, del Friuli Venezia Giulia
    11 aprile 2010

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