Belluno: addio a Bepi Caldart
padre dell'alpinismo locale

Era accademico del Cai, fondatore e presidente dello Sci club Nevegal e del Soccorso Alpino locale, ex presidente dell’azienda di soggiorno, ex consigliere comunale, Cavaliere della Repubblica e soprattutto valido alpinista, tanto che il 31 luglio prossimo avrebbe dovuto ricevere il Pelmo d’oro per la carriera

    BELLUNO. Si è spento ieri, all’età di 85 anni, all’ospedale di Belluno, dove era ricoverato da alcuni giorni, Giuseppe “Bepi” Caldart, accademico del Cai, fondatore e presidente dello Sci club Nevegal e del Soccorso Alpino locale, ex presidente dell’azienda di soggiorno, ex consigliere comunale, Cavaliere della Repubblica e soprattutto valido alpinista, tanto che il 31 luglio prossimo avrebbe dovuto ricevere il Pelmo d’oro per la carriera. Caldart lascia la moglie Marisa e la figlia Tiziana.
    A Giuseppe Caldart, accademico del Cai dal 1952, proposto da due personaggi del calibro di Attilio Tissi e Furio Bianchet, la prima tessera di socio del Club alpino la regalò l’allora presidente della sezione bellunese, Francesco Terribile. Era una sorta di promozione sul campo dopo che l’8 settembre 1937, a soli 13 anni, Bepi aveva scalato da capocordata la Gusela del Vescovà, seguito da Francesco Agnoli.
    D’altronde in cima alla Schiara, versante nord, Caldart aveva messo piede quando di anni ne aveva 10. Con quel primo gruppo di amici esplorò poi, in lungo e in largo l’amata Schiara, prima di allargare il campo d’azione. «In montagna ci sono andato per divertirmi, mica per stabilire record. Non c’era da dimostrare niente a nessuno». Era una persona prudente Bepi Caldart, dotato di una volontà inesauribile, come ricordano tutti quelli che sono stati con lui, alimentata da una curiosità alpinistica che lo ha portato a conoscere e a salire le più significative Dolomiti bellunesi e a spaziare sull’arco alpino fino al Monte Bianco, in cordata con Guido Rossa, conosciuto nel 1954 ad un corso per dirigente del Soccorso alpino.
    La sua prudenza gli ha permesso di non avere mai nessun incidente in parete e a non fare mai solitarie specie d’inverno. «D’inverno si andava a sciare», era solito raccontare l’alpinista. Quindi nelle imprese di “Bepi” veniva per prima la prudenza: «Se non conoscevo una via, prima di tutto mi studiavo le discese per non correre rischi a scalata finita, magari di notte».
    Caldart ha sempre mantenuto, si può dire, un profilo basso che pure non gli ha impedito di aprire quattro vie nuove sulla Schiara e di confrontarsi nel corso della sua lunga carriera alpinistica con le più importanti classiche dolomitiche: Civetta, Pelmo, Tre Cime, Cadini, Marmolada, Croda dei Toni, Popera, Sassolungo, Catinaccio, Brenta, Pale di San Martino e molte altre.
    Alpinista attento ed elegante, Bepi Caldart ha rappresentato l’anello di congiunzione tra la scuola bellunese anni Trenta e la generazione di Accademici che verranno.
    Ma la dote straordinaria di Caldart è stata quella di aver saputo mettere a profitto dell’intera comunità la sua immensa passione per la montagna. Per questo è sempre stato impegnato anche a livello sociale, dove ha voluto dare un suo contributo importante. Socio fondatore e presidente dello Sci Club Nevegal, fondatore insieme con Brovelli e capo della stazione bellunese del Soccorso alpino, per anni nel direttivo del Cai cittadino e organizzatore delle Universiadi invernali nel 1985. Inoltre, a lui fu affidata la responsabilità per le opere alpine della Schiara. Ha presieduto anche l’Azienda di soggiorno, ed è stato nominato Cavaliere della Repubblica. Insieme alla moglie Marisa, poi, per qualche tempo, ha gestito anche il bar all’Organo.
    I funerali di Giuseppe Caldart si svolgeranno domani alle 14.45 nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano. Da qui poi il feretro proseguirà per il cimitero di Prade per la tumulazione.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    01 luglio 2010
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