Assalito dalle vespe, muore davanti ai figli

Giani Zoldan, 53 anni, punto da uno sciame nel bagno di casa. Stava smontando il cassone delle tapparelle, è spirato davanti ai figli. Il fratello: «E' spirato in cinque minuti»

    di Cristian Arboit CASTELLAVAZZO. Tutte le morti sono orribili, quella toccata a Gianni Zoldan - se possibile - lo è stata ancora di più. Assalito da uno sciame di vespe nel bagno della sua abitazione è morto dopo pochi minuti davanti agli occhi dei giovani figli, della moglie e degli anziani genitori. Il padre, Rino, è stato primo cittadino di Castellavazzo nel dopo Vajont. Ieri pomeriggio i funerali con una comunità sotto choc. «E' stata una morte assurda. Quando sono arrivati i sanitari non c'era più nulla da fare», racconta il fratello Paolo.

    La dinamica. L'abitazione degli Zoldan si trova nella frazione di Codissago al primo piano di una villetta. Al piano terra abitano invece i genitori. Una famiglia unita e numerosa.

    Sono le dieci di martedì sera quando il 53enne si accorge che nel bagno di casa ci sono delle vespe. E poi c'è quel rumore che proviene dal cassone della tapparella poco sopra la finestra. Un rumore fastidioso e continuo che lo convince ad agire.

    Gianni Zoldan decide così di smontare il contenitore. Per farlo chiama la moglie Marilena che a sua volta si procura uno spray insetticida.

    La situazione precipita non appena l'uomo comincia l'operazione. Dal cassone esce improvvisamente uno sciame di vespe che lo assale.

    Zoldan e la moglie scappano, corrono giù per le scale chiudendo la porta. Con loro ci sono anche i figli. Sono attimi concitati con l'uomo che entra in casa del padre e si siede sul divano.

    I familiari lanciano l'allarme: Zoldan sta male e comincia a gonfiarsi. Sul posto arrivano anche i fratelli, tutti residenti in zona. Uno in particolare tenta di rianimarlo, ma non c'è niente da fare. La morte arriva quando sono da poco passate le dieci della sera. A vegliare sul 53enne - in un clima di impotenza - c'è un'intera famiglia.

    Una morte veloce. «E' morto in cinque minuti», racconta il fratello Paolo, consigliere di maggioranza a Castellavazzo. «Dicono sia stato uno choc anafilattico».

    Restano degli interrogativi: «Anche mia cognata è stata punta, ma fortunatamente ha riportato solo dei bozzoli. Non capiamo se sia dovuto alla quantità delle punture o se dipenda dalla zona dove è stato punto, alla testa e al collo».

    Scene terribili e indelebili: «Siamo sei fratelli e abitiamo tutti in zona. Dopo la chiamata, ci siamo subito precipitati». Una corsa disperata quanto inutile.

    Sul posto, in via Giovanni XXIII, è arrivata anche una squadra dei vigili del fuoco di Belluno che ha bonificato e messo in sicurezza la casa.

    Il dolore. Non solo la famiglia Zoldan, ma anche l'intera comunità di Codissago è incredula.
    Il 53enne era molto attivo nel mondo del volontariato locale e in questi giorni stava preparando la sagra di fine agosto.

    Ieri pomeriggio un'intera comunità si è stretta attorno alla famiglia. Il padre Rino, diacono storico della diocesi, ha ricevuto anche la visita del vescovo Giuseppe Andrich. A officiare le esequie nella chiesa di Codissago c'erano tutti i parroci della forania.

    Un abbraccio che ha commosso lo stesso Rino Zoldan che durante i funerali ha ringraziato i compaesani per la vicinanza. «Mio figlio c'è ancora», ha detto.
    20 agosto 2010

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