Incidenti nel Bellunese, bufera sulla caccia: «Sparano a caso»

L'ira del coordinatore dei distretti: «Periodo nero, ma qualcosa non va»

    di Irene Aliprandi BELLUNO. «Siamo tutti senza parole e comunque la caccia è tutt'altra cosa». E' severo il giudizio di Leandro Grones sull'incidente di caccia avvenuto sabato in Comelico. Il coordinatore dei distretti venatori della provincia di Belluno non cerca alibi e anzi, ha chiesto di incontrare subito l'assessore provinciale competente Silver De Zolt, per decidere come affrontare una situazione considerata ormai fuori dal normale. Nel frattempo le condizioni di Fabio De Lorenzo Dandola sono gravi ma stazionarie.  Ricoverato in rianimazione a Belluno, il 44enne è ancora considerato in gravissime condizioni, ma non in pericolo di vita imminente. La dinamica dell'incidente di sabato, avvenuto a malga Silvella in località Ombrio, è ancora da chiarire anche per una certa reticenza da parte dei soggetti coinvolti. I carabinieri di Cortina aspettano che De Lorenzo si riprenda per poterlo interrogare e capire: chi c'era, cosa stava facendo onguno e chi ha sparato. Sembra che i carabinieri sabato pomeriggio siano stati costretti a fare un posto di blocco per fermare i possibili testimoni e portarli in caserma a raccontare l'accaduto. Ma non è bastato.  I cacciatori bellunesi sono sotto shock, non tanto perché si tratta del secondo incidente gravissimo nel giro di un mese, quanto per il fatto che è avvenuto nella stessa riserva e con le stesse persone: il ferito di sabato è l'uomo che ha colpito a morte l'amico Renzo Alfarè Lovo il 20 ottobre. «Se mi capitasse di ammazzare qualcuno non vorrei più saperne della caccia», dice Leandro Grones e come lui la pensano in tanti. Invece De Lorenzo Dandola è già tornato tra i boschi, sembra con amici e parenti di Alfarè Lovo e, nonostante gli sia stata ritirata la licenza di caccia, De Lorenzo stava partecipando a una battuta al camoscio, pare con il ruolo di quello che deve "stanare" la bestia e spingerla verso l'uomo col fucile. Ma quel tipo di caccia da noi non si fa.  «E' una cosa che non sta nè in cielo nè in terra», esclama Grones, «quella non è una caccia praticata nel bellunese». Grones non vorrebbe giudicare, ma alcuni ragionamenti sono inevitabili: «Entrare nella testa delle persone è complicato, sicuramente dopo quello che è successo un mese fa stanno passando un momento difficile, ma quando ho saputo cosa era successo sono rimasto senza parole». Il mondo venatorio è già in pesante deficit di immagine e quest'ultimo incidente potrebbe far precipitare le cose: «Non si può generalizzare, perché nel bellunese ci sono centinaia di cacciatori seri e in questo momento sono tutti senza parole», prosegue il coordinatore dei distretti, «ma due incidenti gravissimi nella stessa riserva e con le stesse persone nel giro di un mese è una cosa da non credere. La disgrazia ci sta, ma certi fatti non possono succedere: tutti gli incidenti avvengono perché sei un pirla, ma se è vero che il colpo di sabato è partito da cento metri, significa che qualcuno spara senza sapere a cosa spara». Urge fare qualcosa: «Sarà anche un periodo nero, ma c'è qualcosa che non và. Le norme qui sono tra le più severe d'Italia, è il comportamento delle persone che è sbagliato e non ha nulla a che vedere con la caccia, l'ambiente e l'etica venatoria».

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    22 novembre 2010

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