Schievenin, le centraline sono due

Sorpresa durante il sopralluogo: un altro progetto per sfruttare il Tegorzo

    di Ivan Dal Toè  QUERO. Le centraline sul Tegorzo potrebbero essere due. Due sono infatti i progetti per lo sfruttamento idroelettrico a Schievenin in fase di istruttoria. Il sopralluogo tecnico effettuato mercoledì dal Demanio idrico provinciale ha colto di sorpresa i rappresentanti del comitato Col del Roro.  La notizia che circolava - e che non a caso è stata oggetto delle osservazioni tecniche prodotte dal comitato - era che il progetto iniziale di 100 kw presentato in Regione da due professionisti trevigiani, Roberto Bizzotto e Fabio Tempesta, fosse stato ridotto a 60 kw. Ma il sopralluogo di mercoledì, al quale hanno partecipato i committenti e rappresentanti del comitato, dell'Ats, dell'Arpav, del Corpo forestale, oltre che l'assessore Germano Mazzocco in rappresentanza del comune di Quero, ha rivelato che i progetti sono due. Uno da 100 Kw, sotto la competenza Regionale, l'altro da 60 kw la cui concessione spetta alla Provincia.  L'iniziativa, che ha già visto levate di scudi da più fronti, pare dunque destinata a sollevare ulteriori preoccupazioni fra gli oppositori. Il progetto non convince nemmeno l'Ats che a sua volta ha presentato delle osservazioni. E allarma il comitato, che ribadisce tutte le criticità dell'opera, ora aggravate dall'ipotesi di una doppia centralina che sfrutterebbe due volte le acque del Tegorzo. La centralina più grossa preleverebbe l'acqua nei pressi delle sorgenti per rilasciarla vicino alla confluenza con il Tegorzino, dove la seconda centralina preleverebbe nuovamente l'acqua per rilasciarla all'altezza del Borgo. Parla di una «vera speculazione energetica» il presidente Paolo Di Natale che ribadisce come i due progetti messi assieme continuerebbero ad ottenere una produttività irrilevante che «fa supporre come solo la corsa agli specifici contributi possa far gola a chi intende intraprende un simile progetto». «Quello che dobbiamo chiedere», aggiunge, «è cosa ci guadagnano il territorio e i residenti. Alla luce dei fatti, possiamo dire che per i valligiani, ma anche in un'ottica di sistema energetico nazionale, i vantaggi non esistono, mentre i danni e le ricadute negative sono molteplici, sia sotto il profilo della salvaguardia ambientale, che su quello della sicurezza, del deturpamento e delle prospettive turistiche».  A prendere posizione è anche il circolo feltrino di Sel che sottolinea lo «sconcerto» per un progetto definito «arrogante». «Con l'irrisoria produzione di energia», dicono, «i danni ambientali, la moria del Tegorzo per oltre 400 metri, il blocco della viabilità, l'arroganza nel progettare su terreno altrui senza consenso, queste centrali sono un'offesa alla intelligenza ed alla dignità dei bellunesi che per l'ennesima volta sono investiti dalla bramosia di privati. Regione e Provincia guardano altrove invece di difendere il legittimo diritto di chi abita a Schievenin».  

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    27 febbraio 2011

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