di Paola Dall'Anese
BELLUNO. Gli insegnanti del 2º Circolo didattico di Belluno chiedono «rispetto per la dignità della loro professione e per la scelta di tutte le famiglie che continuano a credere che la cultura e il sapere siano un diritto universale e non un privilegio di pochi».
Sale la protesta nelle scuole cittadine e provinciali per le parole del premier Berlusconi riferite alla scuola pubblica. E dopo il minuto di silenzio per quelle esternazioni osservato in alcune classi, ora i docenti intendono scrivere al ministro Gelmini.
Il documento, firmato da una trentina di insegnanti «in modo trasversale a prescindere dal colore politico», sta girando anche nelle altre scuole. «Vogliamo esprimere la nostra indignazione per le parole del presidente del Consiglio, lesive del ruolo professionale dei docenti che in questi ultimi anni hanno svolto il loro dovere con serietà e passione, nonostante le problematiche quotidiane che hanno dovuto affrontare a seguito dei continui attacchi alla scuola pubblica», scrivono nel documento che sarà spedito, oltre che al ministero dell'Istruzione, anche agli uffici scolastici provinciale e regionale.
«Siamo fermamente convinti», si legge, «che la scuola statale nella quale i docenti lavorano sia la scuola pensata dai padri della Costituzione italiana, quella in cui nascono senso critico, libertà d'opinione e democrazia». La volontà di rivendicare questi valori è nata tra le insegnanti del 2º Circolo e sta proseguendo nelle altre scuole per sfociare, il 12 marzo, con una manifestazione nazionale a Roma a cui parteciperanno molte associazioni legate non esclusivamente al mondo dell'istruzione.
Anche gli studenti protestano. E ci saranno anche gli studenti della Rete veneta a questa protesta collettiva, studenti. Anche loro hanno scritto al presidente Berlusconi per precisare «qual è la scuola che vogliamo». A firmare la lettera ci sono anche i rappresentanti di istituto del Follador di Agordo, forse tra i più attivi, ultimamente, nelle battaglie per il diritto allo studio. «Noi non vogliamo una scuola che "inculchi i valori dei genitori", non è questo il suo compito», scrivono gli studenti della Rete media veneta.
«La scuola che vogliamo è una scuola che ci dia i mezzi per costruire i nostri valori, che lo faccia con il giusto sostegno e con metodi corretti, che ci educhi nel modo migliore ad affrontare le sfide presenti e future. Questo è quello che vogliamo realizzare e che ogni giorno proviamo a realizzare insieme coi nostri insegnanti, pur tra mille difficoltà. E' questa la scuola che vogliamo difendere e di cui parla la Costituzione».
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04 marzo 2011