di Raffaele Scottini
Un orto. Fra Tomo e Porcen nasce una coltivazione collettiva
FELTRE. Molti di loro ancora non hanno la patente, altri sono poco più che maggiorenni. Sono una ventina di giovanissimi, amici, studenti dell'Agraria e non solo, che curano insieme un "orto comune" tra Tomo e Porcen, nel terreno del nonno di uno della compagnia. I ragazzi della Skasera producono pomodori, fagioli, melanzane, peperoni, insalata e altre verdure con l'aiuto del gruppo Coltivare Condividendo, che sta portando avanti il progetto del "museo diffuso" per riprodurre una serie di sementi antiche e autoctone. Obbligo per tutti la coltivazione biologica (che esclude la chimica di sintesi), evitando la contaminazione e l'incrocio delle varietà affidate. «Che i semi vengano affidati alla terra»: questa la frase introduttiva dell'incontro, molto partecipato, svoltosi a Porcen sul tema del "museo diffuso". «Il progetto è un modo per esprimere la nostra contrarietà a ogni brevetto sui semi, a ogni controllo degli stessi», dicono i portavoce del gruppo Coltivare Condividendo. «Crediamo che nessun vincolo debba essere posto all'antichissima pratica dello scambio dei semi e all'auto produzione di sementi. Per informazioni sull'iniziativa (che comprende diversi ortaggi di cui saranno donate alcune piantine) si può consultare il blog www.coltivarecondividendo.blogspot.com che in poco più di un anno ha superato le 10 mila visite». Il progetto non riguarda però solo le varietà a rischio estinzione, perché «vuole far conoscere fuori provincia alimenti tipici della nostra zona, coltivati in maniera sana, pulita e giusta». In più, proseguono i rappresentanti dell'associazione, «grazie all'alleanza con il coordinamento dei gruppi di acquisto solidale di Belluno, Treviso e Venezia siamo riusciti a far inserire tre prodotti locali in una rassegna gastronomica che si è tenuta a Jesolo giovedì scorso». In quell'occasione sono stati portati il fagiolo Gialet (presidio Slow food), la farina di mais sponcio e marmellate di mele prussiane. E i ragazzi della scuola alberghiera hanno proposto una serie di piatti per far conoscere alimenti e ricette tradizionali. Sempre basata su tecniche di coltivazione biologiche, su biodiversità, su tutela di paesaggio e su filiera corta, è la rete stretta dai Gas (che sono in costante crescita, vuoi per risparmiare sulla spesa in questo momento di crisi, vuoi per portare a casa prodotti di qualità). La richiesta di alimenti coltivati in modo tradizionale cresce e in questa direzione va anche l'accordo sottoscritto dai Gruppi di acquisto solidale, le ditte biologiche (certificate e non), gli auto produttori, gli albergatori e le scuole alberghiere, che apre la porte a grandi opportunità di vendita per le aziende locali.
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05 maggio 2011