La Cgil bellunese: «Un lavoro senza diritti non è tale»

Al palasport di Polpet la manifestazione contro il governo, i tagli e i mancati investimenti nel Paese

    di Paolo Baracetti PONTE NELLE ALPI. «Un lavoro senza diritti non è lavoro», «invece di seguire sogni irrealizzabili è preferibili investire in ricerca e sviluppo» e la «Cgil è un blocco sociale che lotta per la libertà»: queste, forse, le espressioni più efficaci che si sono sentite nei gremiti spalti del Palasport di Polpet.  E' a Ponte nelle Alpi, infatti, che si è tenuta la manifestazione provinciale collegata allo sciopero generale indetto dalla Cgil. I militanti hanno sottolineato con applausi calorosi le frasi più significative degli interventi.  «Quello della Cgil è uno sciopero politico. Uno sciopero con l'obiettivo - è stato detto - di resistere un minuto in più del governo». La manifestazione si è articolata in un modo inconsueto: non c'è stato il tradizionale comizio ma si è preferito dar voce ai rappresentati di Rsu (rappresentanti sindacali unitari) e segretari di categoria.  Interventi meditati ed altri a braccio. Ma tutti appassionati, preoccupati, indignati ma, nello stesso tempo, fiduciosi. Da tutti gli interventi è emersa l'idea che la Cgil sia l'unico baluardo rimasto nella difesa del lavoro, della dignità del lavoratore, del welfare, delle pensioni e della democrazia. Sono stati ripresi, ovviamente, i dodici temi che hanno fatto da sottofondo allo sciopero; ma non solo.  Dalla «lettura» degli interventi si evince una situazione di gravi difficoltà nelle quali versa la congiuntura economica e occupazionale del Bellunese. Ludovico Bellini, dopo aver snocciolato tutta una serie di dati tratti da un recente rapporto Istat sulla situazione socio-economica italiana, ha coordinato gli interventi dando la parola a Paolo Vendramini, il vicesindaco del comune che ha ospitato l'evento. Vendramini, nel suo cenno di saluto, ha ricordato, tra l'altro, i tagli nei trasferimenti dello Stato al comune (- 200mila euro nel 2010 e - 250mila nel 2011).  Poi, contingentati, la decina di interventi previsti. Sul «banco degli imputati»? Tutti: governo, ministri, Regione Veneto, gli imprenditori e gli altri sindacati (Cisl e Uil). Senza acrimonia i distinguo con le altre confederazioni che sottoscrivono «qualsiasi accordo venga loro sottoposto».  Dalle comunicazioni, le più diverse, emerge, l'immagine, come in un caleidoscopio, del territorio provinciale fatto di poche luci e tante ombre. Valentino De Bona della Fiom, nel corso del suo intervento, ha denunciato la situazione del manifatturiero nella quale «non serve più de localizzare in Cina poiché siamo noi a diventare cinesi per stipendi che permetto di non avere un piatto di riso ma di pasta». Il rappresentante della Filcams (Commercio e servizi) ha denunciato la stipula degli «accordi separati».  Il rappresentante della Rsu della Marcolin, in un appassionato intervento a braccio, nel denunciare l'attuale momento pensa che «la corda si stia spezzando» ma nello stesso tempo ritiene che «Belluno diventi protagonista del suo futuro». Renato Bressan, il segretario provinciale della Cgil, rivolgendosi a Cisl e Uil, si è chiesto «se si ricordano dove abbiano riposto le loro bandiere visto che è da tanto tempo che non scendono in piazza a scioperare». Se i settori del manifatturiero e dell'artigianato piangono, il pubblico e i servizi non ridono. Ma non solo lamentazioni. Se nel secolo scorso, è stato detto, «l'Italia è stata capace di uscire da una dittatura ventennale (Fascismo), a maggior ragione il movimento operaio saprà uscire al meglio dall'attuale situazione per garantire ai lavoratori e ai propri figli un avvenire migliore».
    07 maggio 2011

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