Precipita con il deltaplano e muore

Luca Illesi, operaio bellunese di 45 anni, ha perso il controllo del velivolo a causa di una folata di vento improvvisa. Amava la montagna, era anche un arrampicatore

    PIEVE D’ALPAGO. Una violenta folata di vento, il deltaplano che diventa all’improvviso ingovernabile e si getta tra gli alberi. Poi lo schianto al suolo. Ha perso la vita così, ieri sul Dolada, Luca Illesi, 45enne di Belluno.

    Amante della natura, della montagna (da giovane era un bravissimo arrampicatore) e del volo, Illesi ieri era salito sul Dolada per un pomeriggio da trascorrere all’insegna della sua passione.

    Volava con il deltaplano da più di vent’anni, gliel’aveva insegnato Felice Boccanegra. C’era anche lui ieri sul luogo della tragedia. Quando Illesi ha perso il controllo del deltaplano si trovava nella zona di atterraggio: «Appena dopo essere decollato, uscendo veloce come faceva sempre, ha rilasciato la barra, quindi è arrivata quella folata di vento che gli ha girato il deltaplano», racconta, ancora scosso per quanto successo. «Luca si è infilato in mezzo agli alberi, ma non si fermava mai». La sua corsa si è conclusa in mezzo a una piccola boscaglia. Il deltaplano si è appoggiato su un fianco, accanto al suo conducente. Illesi è morto all’istante per le ferite riportate nell’impatto con il suolo.

    Immediato l’allarme al 118. Sul posto si è recata una squadra del soccorso alpino dell’Alpago, quindi sono arrivati i carabinieri di Longarone e l’elicottero del Suem di Pieve di Cadore, con a bordo i medici che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Per il bellunese non c’era ormai più nulla da fare.

    Illesi era decollato attorno alle 13.30 da quota 1500 metri, in un punto vicino al rifugio Monte Dolada. Una zona che è molto frequentata dagli amanti del parapendio e dei deltaplani. Lo faceva spessissimo, perchè volare era la sua più grande passione: «Ha iniziato giovanissimo, avrà avuto 13 o 14 anni», ricorda un amico, anche lui appassionato di volo. «Gli piaceva fare parapendio, lanciarsi con il deltaplano, e amava la zona del Dolada».

    A insegnargli tutti i segreti di queste discipline è stato Felice Boccanegra, che ne parla come di una persona «gioviale, attiva, viva. Amava molto anche arrampicare, la montagma era il suo elemento».
    Illesi viveva a Fiammoi, nella zona industriale, di lavoro faceva il lattoniere, ma durante l’inverno prestava servizio anche sulla seggiovia del Nevegal.

    La montagna era nel suo dna fin da ragazzo, quando arrampicava sulle Dolomiti con Sandro Neri, Nicola Balestra, Gigi Dal Pozzo e Tito De Luca. «Erano gli anni’80», ricorda Neri. «Lui aveva 13 o 14 anni, io 16. Luca amava la montagna, la natura, la libertà. Non è un caso se dopo aver iniziato con l’arrampicata è passato al volo. Ha trasferito lì tutte le emozioni e le sensazioni che ti dà la montagna, quando la si vive in libertà».

    La vittima, fratello dell’avvocato Edoardo Illesi, lascia una moglie e un figlio di 16 anni.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    29 agosto 2011

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