Nel primo mese dell’anno 52 aziende hanno chiesto lo stato di crisi. Bressan: «La recessione è molto forte, la crisi pesante»
di Paola Dall’Anese
BELLUNO
Già 183 lavoratori licenziati, già 52 le aziende che hanno chiesto lo stato di crisi per un totale di 1.429 lavoratori coinvolti. Sono le cifre di gennaio 2012: un inizio dell’anno che rimarca una volta di più che la crisi è nera e la recessione è forte. Questi alcuni dei numeri presentati ieri dal segretario provinciale della Camera del Lavoro, Renato Bressan nel report annuale della situazione economica bellunese.
«Il 2011 si è chiuso con un calo demografico importante, e una diminuzione del numero di giovani sui quali peserà il costo del welfare sociale», ha sottolineato Bressan. «A questo si aggiunge un aumento considerevole delle ore di cassa integrazione straordinaria e in deroga soprattutto nel commercio, segno che siamo di fronte ad una contrazione dei consumi delle famiglie». Il report registra, inoltre, una perdita di altre 71 imprese (da 15.294 a 15213) soprattutto artigiane e del commercio con una grave crisi della subfornitura.
Ma i dati diventano allarmanti se si guarda all’occupazione. Nel 2011 si sono registrati 8.350 disoccupati a cui si aggiungono i 1.531 sospesi per cig, per un totale di 9.881 persone senza un lavoro pari ad un tasso di disoccupazione allargata del 12.1%, contro il 10.5% veneto. Inoltre, soltanto il 15% dei nuovi contratti di lavoro è a tempo indeterminato.
«Pertanto», ha commentato il segretario, «abbiamo deciso di intraprendere con la Camera di commercio la strada di un confronto con le associazioni di categoria presentando proposte al bilancio regionale. Chiederemo di modificare la legge regionale sul finanziamento alle imprese, anche quelle che fanno capo a multinazionali, altrimenti rischiamo di perdere un’azienda importante come l’Ideal Standard che, in concorrenza con lo stabilimento del Friuli, non riceverà un euro. Perciò chiediamo che Venezia modifichi prontamente la norma a fronte di progetti di investimenti industriali».
Il bilancio regionale. La Cgil denuncia il bilancio preventivo veneto che andrà in consiglio il 6 marzo e che prevede tagli al trasporto pubblico locale (-15 milioni €), alle ferrovie (-80milioni ), e a Veneto Strade (-7.5 milioni), oltre all’azzeramento delle risorse turistiche. «Sul Tpl il primo marzo ci sarà uno sciopero nazionale unitario di 4 ore che coinvolgerà anche treni e merci. Tagliare ulteriormente nella nostra provincia significa non essere in grado di programmare il trasporto. Non possiamo sempre ragionare sui tagli», ha detto Alessandra Fontana, segretaria Filt Cgil. «L’aver tolto Unico studenti da parte della Provincia per mancanza di risorse, ha portato ad un calo degli abbonamenti e quindi degli utenti, non a nuove entrate». C’è poi la questione Veneto Strade «che si troverebbe a gestire tutto con 4.5 milioni di euro: a rischio non solo la pulizia neve, ma anche la normale attività di manutenzione». Per cui il comparto si prepara ad una grossa mobilitazione a livello locale per il primo marzo «perché qui la situazione è di una gravità estrema», dicono Fontana e il segretario Spi Cgil, Ludovico Bellini, «inoltre, organizzeremo entro marzo un convegno con Cgil e Slc per ragionare tutti insieme sul futuro della nostra provincia. Inviteremo amministratori, aziende interessate e anche il commissario prefettizio. Vogliamo capire se per salvare la provincia di Belluno esiste una cura diversa dal semplice taglio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA