Le fiamme partite dall’officina della Gp racing di Villanova: tutto distrutto Due operatori del 118 di passaggio prelevano un disabile dall’abitazione
BELLUNO «Abbiamo aperto la porta e ho visto una testa che s’è girata e quello sguardo che mi diceva “portatemi via di qua”... abbiamo deciso in tre secondi e siamo entrati». «Portatemi via di qua» e due occhi tra buio e fumo: per i due operatori sanitari Emma Miccolis e Alessandro Scarton l’immagine dell’altra notte è quella della testa di Quirino Olivotto che si gira e gli occhi che si incrociano. Il resto sono una sedia del salotto sulla quale l’hanno caricato e portato giù dalle scale, poi il respiro in apnea, il bavero su per creare una barriera al fumo pesto, il passo a cercar aria per non finire in terra intossicati.
Quirino Olivotto, il 79enne con problemi fisici che gli impediscono di muoversi, non avrebbe potuto mai alzarsi da quel letto della stanza che si era già riempita del fumo dell’incendio dell’officina della Gp. Grazie ai due operatori del 118 Olivotto ora sta bene, seppure rimasto in ospedale ma non per problemi di intossicazione da fumo. Con lui, si sono salvati anche la badante Marina, moldava, che da sola non sarebbe riuscita a portare via il 79enne; e la stessa cognata di Olivotto, Augusta Damian. Miccolis e Scarton han fatto di tutto: il caso la notte scorsa li ha portati lì e a rischio della vita, hanno agito e alla fine non c’è protocollo che abbia tenuto. «Erano le 2 di notte e stavamo rientrando dall’ospedale di Belluno a Pieve in ambulanza in quanto avevamo effettuato il trasferimento di un paziente», racconta Emma Miccolis.
«Mentre arrivavamo all’altezza della Fercas abbiamo iniziato a vedere del fumo dallo stabile poco distante. Man mano che ci avvicinavamo, avevamo l’immagine più nitida di quel che stava succedendo: abbiamo visto due persone che scappavano dal primo piano, le prime due a uscire dall’appartamento sopra il negozio di quad. Poi l’allarme che suonava, con la luce lampeggiante: così insieme con Alessandro abbiamo chiesto alla coppia se erano già stati attivati i soccorsi e ci hanno risposto che era stato chiamato il 115 dei vigili del fuoco. Poi abbiamo chiesto loro se c’erano altre persone in casa: “C’è mio fratello infermo”, mi ha riferito Evaristo Olivotto. Dunque siamo andati a verificare per tirarlo fuori, ma effettivamente era un inferno». Fra trambusto e preoccupazione, la famiglia Olivotto aveva avvertito i vigili del fuoco dando solo l’allarme incendio e non segnalando la necessità di dover salvare anche una persona inferma a letto. L’infermiera e l’autista hanno valutato l’intervento immediato ma la situazione per i primi minuti non lo ha consentito: mettere a repentaglio la propria vita in situazioni simili non è previsto da alcun manuale o protocollo di intervento di soccorso.
«Tutte le procedure di intervento prevedono che le zone siano messe in sicurezza... Noi stavamo valutando la situazione, quando abbiamo sentito degli scoppi e anche il rumore dei vetri infranti, abbiamo visto lingue di fuoco uscire dal retro dell’officina. Davanti a questo inferno iniziale non ci siamo fidati ad entrare: “potrebbe essere troppo pericoloso”, ci siamo detti. In quel momento avevamo deciso di attendere i vigili del fuoco». Su, nell’appartamento di Quirino Olivotto, intanto si respirava fumo sempre più intenso e acre e si iniziavano a sentire le grida di aiuto. «Aiuto, aiuto. Fumo, fumo»: era la badante moldava, Marina che non ce la faceva più. «La donna si era affacciata e le abbiamo chiesto se nella sua stanza c’era fuoco: questo per capire la situazione: lei ci ha risposto che c’era solo fumo» continua Emma Miccolis.
«Così Alessandro è salito al primo piano e mi ha chiamato: di fatto il fuoco era dalla parte opposta all’abitazione. Così abbiamo aperto la porta e ci siamo resi conto anche che la stanza da letto dell’anziano era subito lì: ci siamo trovati il letto lì. Ho visto una testa che si girava verso di me in quel letto e credo che non ci abbiamo pensato più di tre secondi: abbiamo visto una sedia nel vicino soggiorno, lo abbiamo caricato come credo mai fatto così velocemente e portato giù con una coperta addosso. La fortuna ha voluto che fosse vicino. Dentro era un muro di fumo ma nessuno s’è intossicato gravemente». ©RIPRODUZIONE RISERVATA