Il consiglio dei ministri impugna la Carta, la preoccupazione dei consiglieri che protestano e annunciano battaglia «con ogni mezzo democratico»
BELLUNO Quanto si temeva è accaduto: il governo ha impugnato lo Statuto regionale del Veneto e ora si rischia un blocco di circa un anno. Il ricorso alla Corte Costituzionale da parte del consiglio dei Ministri riguarda l’autonomia finanziaria, cioè il comma 4 dell’art. 30 della nuova carta veneta, dunque non direttamente la specificità bellunese, ma rivedere la parte finanziaria significa toccare l’intero impianto dello Statuto.
Diversamente dal suo stile, in genere moderato, stavolta il vicepresidente del consiglio regionale, Matteo Toscani (Lega Nord), stavolta commenta con durezza: «Il governo ha impugnato per un malinteso, si poteva tranquillamente rimediare in maniera diversa, senza andare alla Corte Costituzionale, magari con un’interpretazione autentica del consiglio. Siamo in una Repubblica centralista incapace di dare fiducia ai territori e alle autonomie, una Repubblica in mano ai burocrati, pure arroganti, una Repubblica che non dà niente alle periferie, assorbe solo e va combattuta con tutte le forme democratiche possibili».
«Siamo pronti a marciare su Roma. Questa impugnazione è una sberla per tutti i veneti, l’ennesima prevaricazione. Dobbiamo reagire con forza e determinazione tutti insieme. Ricordiamo che questo Statuto è arrivato dopo dieci anni di confronto ed è stato votato all’unanimità, fatto che non ha avuto precedenti in Italia».
Così Dario Bond e Piergiorgio Cortelazzo, rispettivamente capogruppo e vicecapogruppo del Pdl in Consiglio regionale del Veneto, commentano la notizia dell’impugnazione da parte del governo del nuovo Statuto regionale del Veneto.
«Spiace constatare che questo governo, sostenuto da un fronte ampio e trasversale, non abbia sollevato nessuna obiezione di fronte alle critiche di uno dei suoi viceministri. In questo modo l’esecutivo Monti si sta dimostrando lontano dal Veneto e dalle sue legittime aspettative. Legittime perché l’articolo impugnato è la fotocopia di principi contenuti nei decreti sul federalismo. Quella di oggi per il Veneto è una giornata triste perché racconta l’ennesima sopraffazione da parte di Roma, percepita sempre più lontana e distante. Bloccare lo Statuto davanti al giudice costituzionale significa bloccare per lungo tempo quella stagione di riforme e di interventi che il Veneto stava studiando da anni». Da qui l’appello del gruppo regionale del Pdl: «Chiediamo alle forze politiche che a Venezia hanno sostenuto lo Statuto di farsi sentire nei palazzi romani, altrimenti il governo dei professori si prepari a un’ondata di malcontento senza precedenti».
Carlo Alberto Tesserin e Sergio Reolon rispettivamente presidente e vicepresidente della commissione Statuto, dopo aver dato l’annuncio dell’iniziativa governativa, illustrandone il punto centrale, esprimono: «Perplessità e preoccupazione soprattutto per i tempi che saranno necessari alla Corte Costituzionale per giungere alle sue conclusioni:
Tesserin e Reolon, in attesa della comunicazione ufficiale dettagliata del provvedimento governativo, osservano che: «Quanto stabilito dall'articolo in materia di autonomia finanziaria recepisce pressoché alla lettera i contenuti delle norme statali riguardanti il federalismo licenziate dal governo e dal Parlamento nazionale». Dunque non si capisce la ragione dell’opposizione decisa dal consiglio dei Ministri, addirittura prima dei termini.
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