Belluno, guerra nel Pd. Bettiol: Il candidato della coalizione sono io

Incontri con i cittadini per capire e rappresentare i loro problemi. Partiti pronti a rinunciare al simbolo, compresi i democratici

     BELLUNO Aspettare ancora significherebbe accumulare ritardo e quindi è ora di partire, con quelli che ci stanno. Claudia Bettiol lancia la sua campagna elettorale da candidato sindaco del centrosinistra senza un pezzo, quello rappresentato da Sel e da Insieme per Belluno. Accanto all’ex presidente della Provincia e al segretario cittadini del Pd Irma Visalli siedono Gino Sperandio (Prc-Federazione della Sinistra), Luigi Roccon (Alternativa civica), Roberto Baldan (Idv) e Carla Strapazzon (Socialisti). «Da lunedì sera la coalizione conferma e rafforza la scelta della Bettiol candidato sindaco», spiega la Visalli. «Il tavolo si è riunito più volte, eravamo pronti a eventuali primarie ma abbiamo preso atto che non ci sono proposte quindi abbiamo deciso di andare avanti e la candidata può aprire il dialogo con la società civile sui temi, lasciando aperto il tavolo», con un dialogo rivolto al centro.

    Roccon ricorda di essere sempre stato contrario alle primarie, ma di averle prese in considerazione per superare questa fase difficile: «Dispiace che qualcuno non sia voluto venire al tavolo per unire il centrosinistra verso una vittoria sicura». Era contrario alle primarie anche l’Idv che, in assenza di nomi forti, ha lasciato onere e onore al Pd: «La Bettiol ha le carte in regola per mandare a casa il centrodestra. Dobbiamo presentarci uniti per vincere», dice Baldan.

    Parla di trattativa kafkiana Sperandio, che inizialmente puntava a un candidato dell’area dei beni comuni: «Non siamo in grado, ma questa coalizione ha l’ambizione di rappresentare tutto il centrosinistra e si apre alla città senza preclusione». Sperandio torna sui presunti veti messi da Massaro (implicito) che non ha mai chiarito e sull’assenza di Sel e IpB: «Non è vero che non sono venuti perché c’erano regole restrittive sulle primarie. Dà amarezza vedere questi giochini. Claudia non è il vecchio, qualcun altro (sempre Massaro) era in consiglio provinciale con me dieci anni fa».

    La Strapazzon ricorda che anche il Psi non voleva le primarie riconoscendo al Pd il primato sulla figura del candidato: «Il nome lo doveva fare il partito, perché più del candidato conta la squadra e non vediamo l’ora di iniziare la campagna elettorale». Soddisfatta la Bettiol, che ringrazia gli alleati per l’appoggio arrivato: «In soli 15 giorni, grazie al fatto che abbiamo parlato delle cose che ci uniscono e non che ci dividono. Abbiamo a cuore la città e saremo un’alternativa credibile. Io ero pronta a fare le primarie di coalizione, ma nessuna forza ha presentato nomi: da sola non potevo farle e non sto ai giochetti di chi dice che le voleva, ma in realtà era il contrario. Lunedì sera era il momento per parlarne, chi è assente non può arrogarsi la ragione».

    Dunque l’accordo tra il Pd e i quattro alleati è fatto, ma resta aperto e la Bettiol inizierà subito gli incontri con i cittadini: «Prima di tutto serve una ricognizione sui bisogni, quello che pensiamo noi non basta, dobbiamo capire i problemi degli altri e decidere con determinazione. Ascoltare serve a capire come rilanciare la città dalla crisi più grande dal dopoguerra. Non siamo senza speranze e tutti possono dire la loro e tirare fuori il meglio di sè. Il candidato è come un allenatore». Nulla è deciso sulle liste e non si esclude che alcuni partiti rinuncino al loro simbolo (Pd compreso): «Ma in quel caso faremo civiche vere, non mascherate con dietro i partiti come fa qualcuno, troppo facile così». La Bettiol ricorda la sua: «Unica esperienza di governo (in Provincia) che è un valore aggiunto perché conosco la macchina burocratica e ho esercitato funzioni che arriveranno al capoluogo dopo la chiusura della Provincia». Infine la candidata ribadisce la sfida già fatta a Prade: «La legge Calderoli gli impone di presentare il bilancio di fine mandato entro 90 giorni dalle elezioni, è già fuori tempo. Il suo è un dovere anche morale: deve dirci se, quali, quante e dove sono le risorse a disposizione e se non ci sono, Prade deve spiegare come ha speso i soldi dei cittadini. Senza i numeri a disposizione non c’è chiarezza sulle prospettive di governo e sulle cose che possiamo fare». Per quanto riguarda l’azione amministrativa, la Bettiol propone il metodo già messo in pratica ai tempi della mostra su Tiziano: «Ho coinvolto tutti, perché ognuno può fare la sua parte».(i.a.)

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    08 febbraio 2012

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