Esenzione ticket: Donazzolo a processo

Il patron di Lattebusche si è opposto al pagamento del decreto penale emesso dalla procura che lo accusa di truffa   

    PEDAVENA. Due prescrizioni farmaceutiche per 131mila vecchie lire hanno inguaiato Francesco Donazzolo, anziano patron di Lattebusche, che si è opposto al decreto penale di condanna disposto dalla procura e ha aperto dunque la strada al dibattimento in un’aula di tribunale.

    Il 78enne pedavenese deve rispondere di truffa aggravata davanti al giudice di Belluno (ieri il procedimento è stato rinviato per l’impedimento del togato, di fatto potrebbe essere anche prescritto) per fatti che risalgono ancora al 1999, benchè il decreto penale sia dell’anno scorso.

    Formalmente Donazzolo s’è visto recapitare il decreto che lo obbliga al pagamento di una multa di 2.880 euro (emesso dalla procura alcuni anni fa), decreto che l’anziano ha deciso di impugnare, scegliendo di affrontare il processo in aula di tribunale, davanti al giudice, per andare a una sentenza (o di assoluzione o colpevolezza deciderà appunto il giudice) sulla base delle risultanze del fascicolo che lo riguarda.

    All’epoca, ancora nel secolo scorso quando c’era la lira, secondo le accuse, Donazzolo avrebbe usufruito di due prestazioni farmaceutiche (medicinali) in esenzione: importo di 131.900 mila lire che il pedavenese non avrebbe pagato in quanto avrebbe presentato la sua dichiarazione dei redditi (quella chiaramente del 1998) che avrebbe provato un’imponibile Irpef inferiore ai 70 milioni di lire all’anno (lo spartiacque per essere esenti dalle spese sanitarie oppure no).

    Ma per la procura, la circostanza era contraria alla verità: anzi, Donazzolo così facendo avrebbe tratto in errore gli uffici della unità locale socio sanitaria di Feltre che gli hanno riconosciuto l’esenzione dalle spese sanitarie. Un comportamento, sempre secondo la procura (il fascicolo è stato istruito dal pubblico ministero Roberta Gallego) che avrebbe procurato all’anziano imprenditore un «ingiusto profitto» di 131 mila 900 lire. Una truffa, in “soldoni”, secondo la procura che ha quindi deciso di chiudere tutto spedendo il decreto penale di condanna recante la multa di 2880 euro da pagare.

    Donazzolo non ne ha voluto sentire di essere accusato di un simile reato senza saperne nulla e s’è opposto al pagamento, scegliendo il processo in aula (difeso dall’avvocato Maurizio Paniz, ma ieri c’era l’avvocato Anna Casciarri).

    Un reato che, vista l’epoca, potrebbe essere anche in odore di prescrizione. Ieri il processo è stato comunque rinviato. (cri.co.)

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    22 febbraio 2012

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