Cibo scaduto e avariato in un rifugio

La Guardia di Finanza ha messo sotto sequestro 143 chili di merce, in arrivo una pesante sanzione per il gestore

    ALTO AGORDINO. In un rifugio dell’Alto Agordino la Guardia di Finanza ha trovato 143 chili di prodotti alimentari (carni, insaccati, frutta) e 8 litri di bevande analcoliche in cattivo stato di conservazione, scaduti o che mancavano delle etichette della tracciabilità dei prodotti.

    La merce è stata sequestrata e nei confronti del titolare della struttura ci saranno delle sanzioni amministrative molto pesanti.

    Spiega il colonnello Mora, della Guardia di Finanza di Belluno: «Abbiamo riscontrato diverse problematiche. Come quelle relative allo scongelamento degli alimenti che non seguiva le regole prescritte. O la mancanza di una tracciabilità che consenta di capire da dove proviene l’alimento, penso ad esempio alla carne. La legge impone di indicare il luogo di provenienza. Le sanzioni per il rifugio sono piuttosto pesanti, vanno da 1600 a 9500 euro».

    Inoltre il gestore mancava della autorizzazione a vendere bevande alcoliche e anche per questo verrà sanzionato.

    Il controllo nel rifugio è avvenuto durante il mese di aprile, mentre nel ponte dal 28 aprile al primo maggio, la Guardia di Finanza di Belluno ha compiuto una serie di verifiche in numerosi esercizi commerciali. Sono stati 39 i controlli eseguiti in pensioni, centri wellness, agriturismi. In nove casi sono state riscontrate delle irregolarità, pari al 23.1%. Ci sono stati anche sei controlli sui lavoratori, in cerca di irregolarità, senza però trovarne.

    Sempre in Agordino, sono stati sanzionati i titolari di due pensioni che avevano attrezzato una zona benessere (wellness) senza le autorizzazioni necessarie (ad esempio aver comunicato al Comune l’inizio dell’attività) o senza avere il personale adeguato e preparato. Ci sono stati altri controlli in passato sui centri wellness, ed erano già state trovate delle irregolarità, come la mancanza del certificato di conformità igienico sanitario della Usl. In questo caso scatta una sanzione amministrativa fino a 1500 euro.

    Spiega ancora il colonnello Mora: «Noi inviamo le segnalazioni ai Comuni e alla Usl, che dovranno attivarsi per vedere se la situazione è sanabile, se ci sono i requisiti e le autorizzazioni. Si può arrivare anche a decidere la chiusura dell’attività da parte della Usl se non ci sono le condizioni igienico sanitarie».

    10 maggio 2012

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