dolomitibus - la protesta

Epigrafe e bara di cartone per il «funerale della società»

BELLUNO. Una bara di cartone con una croce nera sulla parola tpl, acronimo di trasporto pubblico locale, è il sunto della composta protesta dei lavoratori di Dolomitibus, che ieri hanno manifestato...

    BELLUNO. Una bara di cartone con una croce nera sulla parola tpl, acronimo di trasporto pubblico locale, è il sunto della composta protesta dei lavoratori di Dolomitibus, che ieri hanno manifestato in piazza Duomo la loro preoccupazione per la vendita delle quote della società.

    “Grazie sindaco per la coerenza politica, la svendita, la fine del pubblico”, si leggeva sullo striscione che campeggiava sulle fiancate di un autobus nero, scelto per l’occasione per celebrare il «funerale di Dolomitibus», ha spiegato Alessandra Fontana, della Filt Cgil. «Il trasporto pubblico non sarà più lo stesso se verranno vendute le quote del Comune». La richiesta al sindaco Massaro è sempre la stessa: «Ritiri la delibera della giunta Prade, rispetti gli impegni che aveva preso in campagna elettorale, quando aveva detto che non avrebbe venduto le quote, e apra un tavolo con le parti sociali per trovare una soluzione. Non c’è nessuna urgenza di vendere». La Fontana ha evidenziato anche che «la Provincia ha chiuso il suo bilancio senza vendere nulla, non capisco perché in Comune non sia possibile».

    La preoccupazione dei lavoratori è grande: «Per il nostro lavoro, le nostre famiglie, ma anche per gli utenti, il servizio di trasporto», ha sottolineato Fabio Mosca, delle rsu. «La delibera della giunta Prade non è affatto vincolante, visto che nel bando c’è scritto che il Comune lo può ritirare in qualsiasi momento». Mosca e il collega Giuseppe Sacchet chiedono che Dolomitibus rimanga in mano pubblica: «Si può spacchettare la quota del Comune, venderne solo una parte, per garantire che il servizio rimanga pubblico», spiegano.

    «Che garanzie ci sono sul patrimonio strutturale di Dolomitibus? E sul servizio? Nel bando non se ne vede traccia», attacca Sacchet. «Siamo qui oggi (ieri per chi legge) per dimostrare che ci siamo, che non molliamo. Per ora ascoltiamo, ma se sarà necessario sapremo anche rendere la piazza molto più chiassosa». Ieri era un po’ triste, con l’autobus nero, la bara di cartone e l’epigrafe sui vetri del pullman: “Amorevolmente assistito dai suoi cari lavoratori è mancato il controllo pubblico dell’azienda”.

    Alessia Forzin

    20 giugno 2012
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