Safilo, i lavoratori dicono sì all’accordo

Giuseppe Colferai (Cgil): «Oggi chiudiamo una prima fase, abbiamo evitato i licenziamenti. Due anni per il rilancio»

    di Michele Giacomel

    LONGARONE. Accordo approvato all’unanimità. Ieri, riuniti in assemblee, i dipendenti dello stabilimento Safilo di Longarone hanno approvato il documento siglato tra le parti sociali e il gruppo Safilo per scongiurare lo spettro della mobilità che solo fino a qualche settimana fa aleggiava sulla testa i 1000 lavoratori. Due anni di tempo fanno tirare un sospiro di sollievo ai lavoratori e alle loro famiglie .

    «La situazione non è ancora risolta – commenta Giuseppe Colferai della Filctem Cgil –: oggi chiudiamo una prima fase di trattativa fondamentale che ci a portato ad evitare i licenziamenti ed a prospettare, da qui a due anni, interventi e misure per il rilancio della produzione e la riqualificazione delle figure professionali che attualmente rischiano di finire in esubero. Non è stata un lavoro facile, perché abbiamo dovuto preparare un contratto di solidarietà per circa 2000 persone, uno tra i più grandi d’Italia».

    «L’obiettivo finale è ovviamente arrivare ad esuberi zero, anche se siamo consapevoli che molto dipenderà da una variabile che non possiamo controllare, e cioè l’andamento di mercato. Ma il piano che abbiamo preparato e che oggi gli operai hanno approvato ci permette di guardare al futuro con maggiore serenità. Ora comincia la fase più impegnativa – continua Colferai -: monitorare quotidianamente che tutte le parti in causa rispettino tutti i punti dell’accordo. Safilo si è impegnata a far rientrare alcune produzioni andate in Cina, o affidate a terzisti, e a puntare su un piano di investimenti da circa 9 milioni sugli stabilimenti italiani. Il nostro compito è ora controllare che questi accordi diventino realtà».

    «Era fondamentale in queste assemblee ottenere l’appoggio dei lavoratori sui contenuti dell’intesa – aggiunge Paolo Da Lan della Uil -, e l’unanimità dei consensi ci da la forza di andare avanti sostenuti dall’impegno di tutti. Il contratto di solidarietà accettato dai dipendenti è uno strumento che permette una maggiore flessibilità negli orari e riduce al minimo la perdita di salario, questo grazie anche alla possibilità di portare nello stabilimento bellunese nuovi volumi di lavoro. In pratica, il solo rientro delle produzioni all’estero permette di evitare l’esubero di 220 dipendenti; il contratto di solidarietà salverà il posto agli altri 670».

    Almeno per i prossimi due anni, poi tanto dipenderà dal mercato, e da come questo tempo verrà sfruttato in corsi di formazione e riqualificazione per i dipendenti, e in piani di investimento aziendali: «È una questione delicata, che riguarda in particolare i monofunzione; i percorsi di formazione permetterebbero un accesso più flessibile al lavoro, e quindi maggiori possibilità di evitare la mobilità».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    20 giugno 2012
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