sul cimonega assente il sindaco di cesio

Abbraccio in quota (e polemiche) tra feltrini e trentini

CESIOMAGGIORE. Abbraccio in alta quota. A quasi 2 mila metri, nella “forzela” dell’Om che attraversa il monte Cimonega collegando Trentino e Feltrino, il rintocco delle campane di Sagron Mis ha...

    CESIOMAGGIORE. Abbraccio in alta quota. A quasi 2 mila metri, nella “forzela” dell’Om che attraversa il monte Cimonega collegando Trentino e Feltrino, il rintocco delle campane di Sagron Mis ha accordato domenica il ricongiungimento simbolico delle due popolazioni confinanti. Almeno cento le persone ascese, in circa tre ore e mezzo di escursione, dall’alta valle del Mis e dalla vallata feltrina, per assistere alla commemorazione di un tempo in cui la forcella si attraversava per aggirare la dogana, per l’alpeggio o per il commercio. Dopo la faticosa camminata accompagnata da un caldo sole estivo su per la val de le Moneghe da un lato, percorrendo il vecchio sentiero sistemato da poco, o su per val Canzoi dall’altro, attraverso casera Cimonega o per l’altopiano Erera-Brendol, il doveroso riposo è stato accompagnato dalle parole di saluto dei rappresentanti delle due comunità adiacenti, il sindaco di Sagron Luca Gadenz e il sindaco di Gosaldo Giocondo Dalle Feste, il quale ha sottolineato il forte legame storico che lega Gosaldo non solo con al Feltrino, ma anche a Cesiomaggiore, comune limitrofo per un lungo tratto. Peccato che all’incontro non fossero presenti né il sindaco Michele Balen, né un suo delegato. Assenza ingiustificata per l’organizzazione, presieduta dalla sezione Cai di Feltre e dalla comunità di Sagron Mis, che con più comunicati aveva invitato l’amministrazione cesiolina a partecipare. In compenso erano presenti una delegazione del Gruppo alpini Cimonega, una pattuglia del Corpo forestale dello stato e una del Corpo forestale di Trento. I due primi cittadini hanno poi scoperto una targa in pietra affissa sul posto in ricordo della giornata. Dopo aver sciolto l’abbraccio, il gruppo è sceso ma non ancora a valle. Si è fermato a malga Erera, dove altri escursionisti stavano riposando nell’attesa di assistere all’esibizione dei “Carmina fagi”, gruppo feltrino di cinque elementi che con strumenti antichi e inusuali riproduce le melodie tipiche delle danze popolari. Il concerto si è intersecato ai racconti di Amalia Marcon ed Enrico Salliviere, due migranti che attraverso la forzela – metaforicamente – si sono spostanti dalla valle del Mis al Feltrino, e che hanno raccontato la loro storia alla numerosa platea nello spettacolare teatro naturale offerto dalle montagne dolomitiche, patrimonio di tutti. (f.v.)

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    26 giugno 2012
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