Poste spa pronta a chiudere 18 uffici

Il piano sarà attuato entro l’anno e prevede la riduzione dell’orario di apertura per altri 15 sportelli. Insorgono i sindacati

    di Paola Dall’Anese

    BELLUNO. È confermato: Poste Italiane spa chiuderà 18 uffici in provincia di Belluno e ne riorganizzerà altri 15. L’elenco di questi 33 uffici che saranno destinati a sparire del tutto o quasi si distribuisce abbastanza equamente nel territorio provinciale, anche se la batosta maggiore, come avevamo annunciato qualche giorno fa, è nell’Agordino.

    Gli uffici che chiudono. I 18 uffici che Poste italiane ha intenzione di chiudere sono: quello di Arabba (comune di Livinallongo), Arina (Lamon) Candide (Comelico Superiore), Igne (Longarone), Venas (Valle di Cadore), Falcade, Belluno 2 (via Montegrappa a Belluno), Belluno 3 (via Sois, sempre a Belluno), Bolzano Bellunese, Col di Cugnan (Ponte nelle Alpi), La Secca (Ponte nelle Alpi), Pozzale (Pieve di Cadore), Santa Croce del Lago (Farra d’Alpago), Villapaiera (Feltre), Villapiccola (Auronzo), Frassenè (Voltago Agordino), Garna (Pieve d’Alpago), Pelos (Vigo di Cadore).

    Gli uffici da riorganizzare. Quindici gli uffici riorganizzati, vale a dire i cui orari di apertura saranno ridotti. Si tratta di Borca di Cadore, Fastro (Arsiè), Canale d’Agordo, Rocca Pietore, Dosoledo, San Tomaso Agordino, La Valle Agordina, Livinallongo del Col di Lana, Laste (Rocca Pietore), Caprile (Alleghe), Vallada Agordina, Fortogna (Longarone), Dont (Forno di Zoldo), Zoppé di Cadore, Soverzene.

    Il progetto di Poste Italiane. Il progetto di Poste Italiane parla in complesso in tutta Italia di 1152 uffici da chiudere entro l’anno, mentre ne saranno razionalizzati 634. Questo è quanto la società ha intenzione di mettere in campo per risparmiare. Un progetto che non è stato condiviso con le parti sociali e che è stato presentato ormai a cose fatte.

    Insorgono i sindacati. Di fronte a questa mannaia destinata a ridisegnare la geografia del servizio in tutta la provincia, insorgono i sindacati. Lo fa per primo il segretario provinciale della Camera del Lavoro, Ludovico Bellini che già qualche settimana fa aveva lanciato l’allarme. «Siamo di fronte alla pazzia pura», commenta Bellini. «A livello nazionale abbiamo chiesto, tramite le categorie, che si discuta sulla convenienza di questo piano cercando di giungere ad una trattativa almeno territoriale per definire provincia per provincia l’opportunità o meno di giungere a questi tagli drastici. Sul piano locale, mi sono già mosso», continua il segretario della Cgil, «col commissario prefettizio di palazzo Piloni perché convochi con urgenza un tavolo con almeno i 33 sindaci interessati da questa manovra per informarli di quanto sta accadendo. Fateci discutere, questo è il nostro appello a Poste Italiane. Il nostro non vuole essere un “no” a priori, ma la volontà di concordare e definire i piani sul territorio per non creare disagio ad una fetta di popolazione che risente già di un territorio difficile», prosegue il segretario generale che conclude: «La nostra proposta è quella di trasformare l’ufficio postale chiuso in un punto informativo per il cittadino che raccolga vari servizi».

    A prendere posizione è anche la segretaria della Slc Cgil, Loredana Vian. «Siamo molto preoccupati, perché non ci sono solo gli uffici postali, ma ad essere toccato da questa riforma è anche il servizio di recapito. Chiediamo un confronto a livello territoriale. Una mannaia di questo tipo non può essere calata dall’alto».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    07 luglio 2012

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