Inps, avvisi di pagamento per badanti e colf licenziati

Tutta colpa di un errore di comunicazione: l’istituto di previdenza chiede gli arretrati per migliaia di euro a decine di famiglie del Bellunese

    di Paola Dall’Anese

    BELLUNO. L’Inps sbaglia tiro. In questi giorni stanno arrivando a decine di bellunesi degli avvisi bonari da parte dell’Istituto di previdenza. L’Inps chiede di pagare il corrispettivo di presunti arretrati di anni di contributi non versati dal 2007 ad oggi per personale domestico di cui non sarebbe stata fatta la comunicazione di cessazione dal rapporto di lavoro. Si tratta di avvisi che recano cifre molto elevate, dai 3000 ai 10mila euro. Un vero e proprio colpo al cuore e al portafoglio di quei datori di lavoro che se li sono visti recapitare.

    Per fortuna alla base di tutto c’è un errore dell’Inps e presto la vicenda potrà essere risolta senza che nessuno spenda pressoché nulla.

    A lanciare l’allarme sono i Caf provinciali di Cgil, Cisl e Acli. «Il problema nasce dal fatto che nel 2007 la norma prevedeva che le comunicazioni di assunzioni e cessazioni di personale domestico dovessero essere inviate ai Centri per l’impiego», spiega Luigi Da Corte, responsabile del Caf Cgil. «Questa norma è proseguita fino al 2008, anno in cui è stato deciso che questi documenti fossero inviati direttamente all’Inps».

    Ed è proprio l’arco temporale dal 2007 al 2008 che viene contestato dall’istituto di previdenza. Il disguido è nato per colpa del mancato dialogo tra Inps e Centri per l’impiego, con il primo che non ha saputo quali contratti fossero cessati. E così sarebbero emerse decine di presunte posizioni irregolari.

    Sono così partiti gli avvisi bonari agli interessati, cioè ai datori di lavoro che avevano rescisso un contratto di lavoro per badante o collaboratrice domestica. Questi avrebbero trenta giorni per mettersi in regola, pagando i presunti contributi non versati dal 2007 ad oggi, comprensivi anche di mora. Si tratta di somme che alcune volte sono davvero molto elevate. «Si va dai 3000 euro fino ai 6-7000 euro», dicono anche dal Caf Cisl. Ma in alcuni casi la somma è arrivata anche ai 9800 euro.

    Un colpo per chi se l’è vista recapitare e molti sono subito corsi al Caf per chiedere spiegazioni.

    I responsabili dei centri di assistenza fiscale, recuperati i documenti di avvenuta comunicazione delle cessazioni, si sono subito mobilitati con l’Inps per spiegare le cose. E a quanto pare l’istituto di previdenza avrebbe capito l’errore, dando mandato ai Caf di regolare la posizione dei loro iscritti, tramite la trasmissione del fax coi dati della cessazione dei rapporti.

    Per coloro che hanno fatto le cose in regola, quindi, non ci sarà neanche un euro da pagare, a parte il “disturbo” dei Caf per ritrovare i documenti.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    10 luglio 2012
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