Invensys, sciopero al via in due reparti

Ma pian piano anche gli altri settori si fermeranno. Istituito anche un fondo di solidarietà per chi si astiene dal lavoro

    di Paola Dall’Anese

    BELLUNO. Sciopero da ieri pomeriggio in due reparti dello stabilimento dell’Invensys di Belluno: spedizioni e stampati particolari. Questa l’iniziativa che i lavoratori hanno deciso al termine di una assemblea sindacale.

    L’astensione dal lavoro era già nell’aria lunedì, dopo che l’azienda, al tavolo della trattativa, aveva annunciato la sua intenzione a non presentare offerte che fossero migliorative di quella che alcune settimane fa i dipendenti avevano bocciato. La posizione dell’azienda non è piaciuta ai sindacati e alla Rsu e nemmeno agli operai che hanno deciso di continuare col muro contro muro.

    La cosa difficile era decidere come far sentire il proprio dissenso ai vertici Invensys. E così si è pensato di far scioperare soltanto alcuni dei reparti che proprio da alcuni giorni hanno ripreso a lavorare e produrre. Ieri l’astensione ha interessato una decina di dipendenti, ma presto potrebbe coinvolgere anche tutti gli altri (circa una trentina). Infatti, se non verranno prodotti alcuni stampati, anche i settori che li lavorano, non avranno nulla da fare. Insomma, a catena lo stabilimento è destinato a bloccare la produzione.

    Blocco a cui mirano i sindacati e i lavoratori per «sollecitare una reazione da parte dei vertici aziendali e per poter ritornare al tavolo della trattativa con proposte migliorative per noi dipendenti», sottolinea Valentino De Bona, della Rsu.

    Intanto, come già i lavoratori avevano deciso sempre lunedì, si è dato il via alla cassa di solidarietà per quei colleghi che, scioperando, perderanno lo stipendio, rispetto invece a chi non è stato richiamato in servizio e che invece avrà ancora i suoi corrispettivi.

    «Tutti quanti abbiamo deciso di autotassarci per venire incontro ai lavoratori che hanno acconsentito ad astenersi dal lavoro. Si tratta di un versamento volontario di 150-200 euro ciascuno per poter così alla fine recuperare per questi dipendenti meno fortunati la somma pari al corrispettivo mensile», spiega De Bona.

    Intanto ieri, alcuni camion che trasportano i prodotti lavorati dallo stabilimento, hanno dovuto tornare indietro vuoti, visto che gli spedizionieri erano in sciopero e non hanno caricato il materiale. Un segno tangibile che i lavoratori hanno intenzione di fare sul serio e di non mollare.

    La decisione di bocciare la proposta dell’azienda alcune settimane fa, come è evidente, sta pesando sulle scelte attuali per il futuro dei lavoratori e peserà su quelle che verranno. Nei prossimi giorni si vedrà come evolverà la vicenda.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    11 luglio 2012

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