Rubata la palma in mano al Papa

Pieve. Probabile atto vandalico sulla statua del Beato Giovanni Paolo II all’esterno dell’ospedale

    PIEVE DI CADORE. «Tutti noi ci auguriamo che la palma asportata dalla mano della statua di Giovanni Paolo II torni presto al suo posto», ha affermato il vicesindaco di Pieve di Cadore, Maria Giovanna Coletti, dopo aver visto l’opera esposta davanti all’ingresso dell’ospedale senza una delle sue parti asportata durante la notte tra lunedì e martedì.

    «Sono convinta che si sia comunque trattato solo di un atto vandalico, al quale non attriburei altri significati».

    Chi ieri mattina si è recato all’ospedale di Pieve ha avuto un’amara sorpresa: dalla statua del Beato Giovanni Paolo II, posizionata all’ingresso dell’ala nuova del nosocomio, mancava un pezzo.

    Qualcuno nelle ore precedenti aveva asportato la palma che il Beato teneva nella mano sinistra. Nella mano di Papa Giovanni Paolo è rimasto solo il moncherino che serviva di supporto alla palma.

    Comprensibile lo sconcerto ed il dolore di chi si è accorto per primo del furto.

    Un atto che è sembrato a tutti incomprensibile, e che ha fatto calare non solo sul nosocomio ma anche sulla comunità di Pieve un velo di tristezza.

    La direzione dell’ospedale, prontamente informata dell’accaduto, ha provveduto a segnalare l’atto sia alle forze dell’ordine e sia all’arcidiacono monsignor Renzo Marinello. Del grave fatto è stato informato anche l’ex sindaco di Lorenzago, Nizzardo Tremonti, nella sua qualità di artefice dell’arrivo e del posizionamento della statua ed anche nella sua veste di tutore dell’opera d’arte di Bacci.

    «E’ un fatto che non riesco a comprendere», ha affermato, molto addolorato, l’ex sindaco, «posso solo pensare ad un atto vandalico oppure ad un dispetto, forse da parte di qualcuno che non ha visto di buon occhio l’intitolazione dell’ospedale ad un Beato».

    Un pensiero identico lo ha espresso lo stesso arcidiacono che non vuole dare significati particolari al gesto, ma pensa che l’atto vandalico sia da attribuire solo ad un qualcuno indispettito dall’intitolazione.

    «Un atto che, oltretutto», riprende Tremonti, «arriva in un momento delicato perché proprio in questi giorni, insieme ad un gruppo di persone, sto cercando di trovare il modo di acquistare l’opera per lasciarla per sempre all’ingresso dell’ospedale. La statua è tuttora di proprietà dello scultore, che l’ha lasciata a Pieve senza tanti problemi ed anche per la grande soddisfazione avuta il giorno dell’intitolazione, quando ha presenziato alla cerimonia accompagnato dalla moglie. Ora diventa tutto più difficile», prosegue Tremonti, «ma spero che l’autore del gesto si ravveda e che restituisca la palma. Oltretutto», ha aggiunto, «a questa parte della scultura Fiorenzo Bacci ha voluto dare un significato particolare: la palma, secondo l’interpretazione dello, anziché il pastorale, richiama il concetto e ci rimanda alla domenica delle Palme ed alla festa dei giovani, ai quali rivolge ancora l’esortazione divenuta ormai famosa: “non abbiate paura”. Una frase», conclude Tremonti, «che può essere letta sulla stola della statua in ebraico antico».

    12 settembre 2012

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