Turismo, non ci sono fondi per gli Iat

La nuova legge non prevede finanziamenti per gli uffici di informazione, ma sono state accolte alcune richieste dei Comuni

    BELLUNO. Piace a metà la nuova legge sul turismo che è uscita dall'esame della sesta commissione regionale e si prepara a essere discussa in consiglio. Se da un lato i Comuni ringraziano perché sono state accolte alcune delle osservazioni presentate, dall'altro anche per quest'anno non ci sono fondi per gli Iat (nel previsionale c'è un trattino, che equivale a uno zero), e le risorse per i Consorzi e le pro loco sono troppo scarse.

    Nessun accenno all'adozione di norme contro la speculazione edilizia (erano state chieste) e nella legge è rimasta anche la sostituzione dei “sistemi turistici locali” con i “sistemi turistici tematici”, che preoccupa perché rischia di frammentare il territorio e di compromettere l'accesso ai finanziamenti. In pratica invece di avere due sistemi turistici, come in provincia di Belluno (parte alta e parte bassa) si arriverebbe al sistema tematico “Dolomiti e montagna veneta”. Che comprenderebbe anche tutti quei rilievi esterni al Bellunese. «Da anni facciamo promozione congiunta, nelle fiere di settore, ma la governance del territorio deve rimanere unitaria, con i sistemi turistici locali», ha spiegato Antonio Pellegrino, direttore del consorzio Dolomiti. Inoltre ai Comuni (ma anche al Consorzio Dolomiti, come ha spiegato Gino Mondin) non piace che non sia stata riconosciuta la specificità della provincia di Belluno. Che c'è, nello Statuto regionale, e dà alla nostra provincia condizioni particolari di autonomia in determinate materie, tra cui il turismo. «Non si capisce, allora, perché sia ancora la Regione a legiferare in materia», ha detto l'assessore comunale Valerio Tabacchi.

    Da qui l'appello ai tre consiglieri regionali affinché si lavori per garantire quanto contenuto nello Statuto. La legge però ha dei punti che piacciono, perché recepisce le indicazioni giunte dai portatori di interesse. Per esempio i B&b stagionali e fino a tre camere non costituiscono attività d'impresa e non hanno quindi bisogno di partita Iva per operare.

    Il che significa favorirne la nascita e lo sviluppo, importante in un territorio come quello bellunese. Inoltre la legge prevede che gli alberghi diffusi possano sorgere anche nei Comuni con più di cinquemila abitanti (come Belluno e Feltre). «È la vittoria più grande», ha segnalato Tabacchi. Infine la legge conferma i Consorzi turistici e le pro loco e dice che ad occuparsi dell'accoglienza turistica saranno Comuni o Consorzi, non più la Provincia. Ma qui sorge il problema. Con che fondi? «Se non verranno garantite le risorse necessarie a finanziare l'accoglienza turistica saremo costretti a imporre la tassa di soggiorno», ha continua Tabacchi. «Un provvedimento che vorremmo evitare, anche perché se lo introducesse un Comune dovrebbero metterlo tutti per non creare concorrenza sleale». Restando in tema risorse, per gli Iat non c'è un euro (ma era successa la stessa cosa lo scorso anno e alla fine la Regione mise 4 milioni e mezzo di euro). Sembra un paradosso, ma per il turismo quest'anno la Regione stanzierà 23 milioni e mezzo di euro, a fronte dei 13,7 del 2012. Dove andranno a finire tutti quei soldi? «Non ai consorzi, per i quali ci sono 1,2 milioni, né alle Pro loco, che dovranno spartirsi 250 mila euro», ha concluso Tabacchi. E neanche sull'ammodernamento delle strutture (ci sono solo 1.3 milioni per tutto il Veneto).

    Alessia Forzin

    16 gennaio 2013
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