Usura, indagine su tre istituti di credito

L’inchiesta parte dalla denuncia di una coppia d’imprenditori, “strozzati” dagli interessi troppo alti su alcuni mutui ottenuti

    di Marco Filippi

    BELLUNO. Tre istituti di credito con filiali in provincia sono finiti nel mirino della procura della Repubblica di Belluno per un sospetto caso di usura. Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori ci sono gli interessi che le tre banche hanno applicato su alcuni mutui concessi ad una coppia di imprenditori, marito e moglie, residenti nell’Agordino, a garanzia dei quali erano stati posti due appartamenti nella zona turistica di Falcade.

    Ad attestare lo sforamento del “Teg” (Tasso economico globale), il coefficente massimo sugli interessi che non può essere oltrepassato secondo quanto previsto dalla legge contro l'usura, ci sono due consulenze. La prima è quella del Sindacato nazionale Antiusura a tutela del consumatore a cui s’era rivolta la coppia agordina e le cui conclusioni hanno innescato l’indagine contro i tre istituti di credito.

    L’altra, che arriva alle stesse conclusioni della prima, è quella di un consulente del pubblico ministero. Il sostituto procuratore Simone Marcon, sulla base delle consulenze, ha bloccato l’asta sui due immobili della coppia, che erano già stati pignorati e messi in vendita dalle banche.

    La vicenda parte da lontano. Inizia infatti nell’aprile del 2002, quando la coppia apre un conto corrente presso un istituto di credito della provincia e riceve un finanziamento da 21.000 euro. In pochi anni marito e moglie riescono a pagare quasi 15.000 euro ma nel 2008 la banca pignora i due appartamenti per un importo di oltre 20.000 euro. Una somma che la coppia ritiene eccessiva e per questo motivo si rivolge al Sindacato nazionale Antiusura a tutela del consumatore. Le conclusioni del professionista del sindacato, il dottor Carlo Ferrini, sono inequivocabili: la banca ha ampiamente sforato i tassi di soglia imposti dal Teg. Il sindacato arriva alle stesse conclusioni anche sui tassi applicati da altre due banche che vantavano delle ipoteche sugli immobili, sebbene per importi minori rispetto alla prima.

    A quel punto la coppia d’imprenditori agordina (tutelata dall’avvocato Paolo Patelmo) decide di presentare querela per usura contro i tre istituti di credito.

    È il febbraio di un anno fa. Le indagini sono affidate ai militari della Guardia di Finanza e coordinati dal pubblico ministero Marcon. L’inchiesta, pur stabilendo che l’usura c’è, attraverso la consulenza del dottor Renato Bernardi, e sospendendo l’asta sui due immobili avviata dagli istituti di credito, non riesce ad individuare i presunti responsabili del fatto ossia chi materialmente ha calcolato i “tassi da usura”.

    Per questo motivo, il pubblico ministero ha inizialmente chiesto l’archiviazione del caso. Ma il giudice delle indagini preliminari, Giorgio Cozzarini, ha accolto le richieste della difesa Patelmo ed ha ordinato nuove indagini per risalire a chi ha applicato i tassi d’interesse sui mutui accesi dalla coppia d’imprenditori che hanno sforato la soglia limite, oltre la quale, secondo la legge, si può tranquillamente parlare di usura. Gli esiti del supplemento d’indagine non dovrebbero tardare, visto che sono già stati sentiti alcuni responsabili dei tre istituti di credito.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    06 marzo 2013

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