Nadia, caccia ai bulli di Ask.fm

La Procura di Padova, che ha aperto un’inchiesta sul suicidio della 14enne padovana, vuole sentire chi l’ha insultata sul web

    PADOVA. In rete si lascia sempre traccia. Nulla resta anonimo. Quelle frasi indirizzate a Nadia che potrebbero averla spinta a togliersi la vita a soli 14 anni sono riconducibili ad un nome e un cognome. Il pubblico ministero Roberto D’Angelo ha sequestrato i due cellulari in uso alla ragazzina e un computer che in genere usavano i genitori: la ricostruzione di quanto successo sarà minuziosa, le frasi più offensive, «Ucciditi, fai schifo come persona, spero che uno di questi giorni di taglierai una vena...», «Sei una ritardata grassa e culona» e altre di questo tenore, saranno associate alla persona che le ha scritte. Il pm ha aperto un fascicolo per “atti relativi al suicidio” per ora senza l’indicazione di specifiche fattispecie criminose che arriveranno in seguito, probabilmente l’istigazione al suicidio. Gli amici della ragazzina del social network ask.fm quando avranno un nome saranno interrogati dagli inquirenti.

    Sul caso stanno indagando gli agenti della polizia postale che hanno ricevuto l’incarico dalla procura ieri. Quelle offese e quegli inviti espliciti a uccidersi erano un tragico gioco? La vendetta di un amico per chissà che colpa addebitata alla povera ragazzina? Più di qualcuno nella sua cerchia di amici o psudo tali sta tremando. Non solo per quello che potrà riservargli questa inchiesta.

    «Quello che ask.fm garantisce è un anonimato nell’iscrizione: basta dare un nome, cognome e indirizzo di posta elettronica e il gioco è fatto. Ma attenzione» spiega il vice questore aggiunto della polizia postale e delle comunicazioni Alessandra Belardini «è un anonimato solo virtuale. Dal 2013 noi abbiamo creato un collegamento tra le polizie italiane e lettone e, dunque, noi della Polizia postale abbiamo un dialogo costante con un ufficiale di collegamento lettone. Tutte le richieste che ci arrivano dal territorio riguardanti ask vengono quindi girate alla polizia lettone, che ci gira le informazioni che ci servono».

    In sostanza, i poliziotti italiani non ci metteranno molto ad avere gli indirizzi mail dai quali sono partiti i messaggi d’insulto nei confronti della quattordicenne. Che domenica pomeriggio, probabilmente spinta da quegli inviti sul web è salita nella terrazza, sul tetto dell'ex hotel Palace di Borgo Vicenza a Cittadella e si è lanciata nel vuoto.

    L’autopsia. La povera Nadia è caduta a terra in piedi dal tetto dell’albergo abbandonato di Cittadella. Il medico Giovanni Cecchetto dell’istituto di Medicina Legale ha scritto nel suo referto che l’impatto a terra del corpo è avvenuto prima con gli arti inferiori e quindi con il busto. È stata riscontrata anche una importante lesione al capo, quella che potrebbe averla uccisa sul colpo.

    Le lettere d’addio. Nel fascicolo d’inchiesta ci sono pure le lettere che la ragazzina ha preparato prima di farla finita: saranno valutate attentamente anche per capire cosa l’abbia spinta a compiere quel tragico gesto. Si tratta di 5 scritti. Una era indirizzata alla mamma e l’ha trovata la nonna. Accanto allo zainetto lasciato sul tetto dell'albergo, altri quattro fogli: un pensiero per i genitori e poi lettere per un'amica e due amici. All'interno parole semplici: pregava i compagni di perdonarla e di non dimenticarsi di lei, ai genitori chiedeva scusa per quel gesto.

    Procura invasa dai media. La morte di Nadia ha richiamato ieri in procura una decina di giornalisti di televisioni e quotidiani nazionali. Un suicidio che ha scosso l’Italia.

    13 febbraio 2014

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