Zaia, tabarro e agnellino in braccio
I versetti del ministro muovono il gregge di pecore alpagote giù dalla Val Salatis
di Irene Aliprandi
Il ministro Luca Zaia in Alpago
ALPAGO. L’uomo che sussurrava alle pecore.
Tabarro nero sulle spalle, stivalone da cow boy, agnellino da latte
in braccio e versi in codice per spingere il gregge tra le braccia
dei cameramen. Il pastore del giorno è Luca Zaia, ma ancor più
sorprendente è la confidenza del ministro dell’agricoltura con le
pecore, che attendevano il suo arrivo “nascoste” a un centinaio di
metri da Malga Val Salatis, a circa 1.500 metri di quota. Zaia
arriva, dopo una mattinata passata in aziende agricole bellunesi
per incontri privati e si immerge nel gregge come fosse un’attività
consueta: fischietta, emette vibrazioni con le labbra, distribuisce
qualche carezza e le pecore si muovono, facendo esattamento quello
che vuole il ministro, sotto gli occhi divertiti di Jacky Campardo
e John Barattin, i pastori veri.
Solo pochi metri di smonticazione, ad uso di telecamere e
fotografi, un prologo divertente e leggero alla tappa in Alpago,
voluta da Zaia per annunciare il suo interessamento per questa zona
anche nell’esperienza romana.
«I valori della montagna sono quelli della biodiversità», dice
Zaia ed è proprio ai prodotti di nicchia che pensa il ministro
mentre accenna al “progetto Alpago”. Due i cardini: valorizzazione
della pecora e del legno dell’Alpago, attraverso la
sdemanializzazione del faggeto statale, per garantire il dirtto di
superficie ai Cimbri e per inglobare quel bosco nell’area di
competenza di Veneto Agricoltura.
«Manteniamo le tradizioni e una specie in via di estinzione, uno
degli 11 presidi slow food. La pecora per noi è un’opportunità e il
marchio del Cansiglio sarà qualcosa in più per tanti prodotti,
anche per il legno, che va rilanciato insieme a Veneto
Agricoltura», prosegue il ministro pizzicando l’agnellino, ma non
rinuncia a ricordare le iniziative fatte da assessore regionale all’
agricoltura a favore della montagna: il 34% delle risorse (914
milioni di euro) del piano di sviluppo rurale sono andate alle
terre alte e ai giovani. «Abbiamo delle misure, come il pacchetto
giovani, dedicati ai ragazzi che si impegnano in agricoltura;
inoltre sta per decollare un’iniziativa in collaborazione con Sme
che permetterà di acquisire aziende agricole da affidare ai
giovani. Così eviteremo lo spopolamento e l’invecchiamento in
questo settore. I giovani non restano in agricoltura solo perché
non hanno un reddito garantito. Con questa operazione noi riusciamo
a favorire la loro permanenza».
«Questa sensibilità che entrerà anche nel federalismo fiscale»,
assicura Zaia citando Bossi e la sua attenzione per le diversità:
«Mi chiede sempre degli agricoltori e della montagna e della
possibilità di mantenere vive radici e tradizioni, che altrimenti
andrebbero perse. Il nostro è un impegno a 360 gradi».
Ma la pecora alpagota, sempre più richiesta dai ristoratori, non
è la sola carta vincente di questa conca: «La riserva biogenetica
di Fregona, 650 ettari che riguardano il faggeto in purezza che
tutti conosciamo e dove ci sono i 4 ettari e mezzo dei villaggi
Cimbri, verranno acquisiti dal demanio statale e trasferiti alla
Regione in modo tale che i Cimbri possano esercitare il diritto di
superficie, dando risposta a una comunità che da anni l’a
ttende».
E’ di poche settimane fa anche la sdemanializzazione dell’ex
Caserma Bianchin del Cansiglio e nel mirino c’è l’albergo San
Marco: «Questa deve diventare una grande area dedicata all’e
nogastronomia e al wellness».
L’argomento all’ordine del giorno però è la “filiera corta”,
ovvero la riduzione dei prezzi. Le associazioni dei consumatori non
apprezzano del tutto e hanno già definito quelli di Zaia “i
suggerimenti della nonna”, ma il ministro insiste ricordando la sua
idea sul paniere dei beni low coast e gli sms per conoscere i
prezzi coerenti di ogni prodotto nelle diverse zone del Paese.
«Prezzi all’origine, all’ingrosso e al dettaglio, così si può
capire che tipo di dispersione c’è dall’azienda agricola alla
tavola».
L’obiettivo è anche quello di avvicinare produttori e
consumatori: «Si può risparmiare, ma per riuscirci bisogna andare
verso gli agricoltori. I commercianti devono essere solidali, non è
una battaglia contro qualcuno, i due anelli deboli sono produttori
e consumatori, la grande distribuzione non fallirà».
(30 agosto 2008)