Quotidiani locali

Un disastro capitale - Due mesi non esaltanti

I primi due mesi della Raggi, non certo entusiasmanti, mostrano i limiti 5 stelle: facile lucrare sui limiti altrui, ma non si può farlo in eterno

Marameldeggiare sarebbe facile, e pure giustificato dopo tutta quella spocchia diffusa a piene mani. Ma sarebbe ingeneroso, e perfino sbagliato. Invece aprire gli occhi è doveroso, cercare di capire pure. Nell’interesse di tutti. Grillini compresi, che alla scommessa di Roma hanno legato le velleità di conquista di Palazzo Chigi. In poche ore, lo avrete letto, cinque pezzi grossi hanno lasciato l’amministrazione Raggi, dimissioni irrevocabili. E vabbè, Roma è quasi ingovernabile e debuttare dinanzi a un baratro farebbe tremare chiunque. Ma i dettagli contano. In testa alla lista dei dimissionari c’è il capo di gabinetto del sindaco, la giudice Carla Romana Raineri: nomina caldeggiata dal prefetto Tronca, commissario di governo dopo la débâcle Marino, ma bocciata dall’authority anticorruzione di Raffaele Cantone per questioni procedurali, non di sostanza. Non so se mi spiego: forse bastava una telefonata prima. Ma c’è di più. Lasciando, Raineri ha escalamato: «Ero stata chiamata per garantire la legalità, la verità è tutt’altra». Già, sarebbe interessante sapere qual è.

Comunque, effetto valanga. Subito dopo se n’è andato Marcello Minenna, assessore al Bilancio (15 miliardi di debito), pronto a lasciare la Consob e ad accettare l’incarico solo a patto di lavorare con la Raineri. Fuori lei, fuori lui. E, fuori loro, fuori anche i capi delle aziende municipalizzate che di quei vertici si fidavano: vanno via presidente e direttore generale di Atac sparando contro le «sistemazioni clientelari che hanno sponde nella giunta», e anche in questo caso un po’ di verità farebbe bene; fuori pure l’ad di Ama, l’azienda dei rifiuti, perché a spadroneggiare è l’assessore Paola Muraro, imposta dalla sindaca nonostante dubbi sui suoi trascorsi nella giunta Alemanno, e sarebbe bello sapere che cosa combina. A proposito del passato, si dice che dietro le dimissioni a grappolo ci siano il vice capo di gabinetto e il capo della segreteria politica del sindaco, legato ad Alemanno il primo, finiti entrambi sotto i colpi della contestazione grillina per l’ammontare dei loro stipendi. Chi di casta ferisce… Comunque, i primi due mesi della Raggi, non sono certo stati esaltanti, anzi. Difficoltà a formare una squadra; guerra sulle nomine; gaffe sull’idea di far pagare l’Imu al Vaticano, mezzo miliardo di gettito, prontamente oscurata dopo l’incontro della sindaca con papa Francesco; e sulle Olimpiadi sì della giunta, no del direttorio del Movimento, “ni” della sindaca: ma non era uno dei cavalli di battaglia dei 5Stelle?

Vizi diffusi. Che mostrano l’evoluzione grillina. Dalla quale si impara, per esempio, che è facile lucrare sui limiti altrui, ma non in eterno: a un certo punto bisogna dare il segno della svolta; che scardinare i poteri della macchina capitolina non è facile come i giovani grillini credevano o volevano farci credere; che la trasparenza è una bella parola d’ordine, ma realizzarla è impegnativo; che le capacità di governo non si improvvisano; che all’interno del Movimento si sta consumando una faida tra correnti e potentati; che la governance affidata a un direttorio di cinque persone, a cominciare da Paola Taverna che odia la Raggi, non può funzionare: perché alla fine bisogna pur capire se a comandare è la sindaca o sono i nipotini di Casaleggio. Quanto è successo finora è figlio di questo busillis irrisolto, aggravato dal fatto che la Virginia si è scelta per scudieri personaggi delle passate gestioni.Che disastro. Ma ora sparare contro una sindaca eletta con il 67 per cento dei voti è assurdo; che poi lo faccia il Pd, che su Roma ha consumato un disastro politico e amministrativo, è paradossale. Qualche tempo fa una ex

militante del Pd annunciò che avrebbe votato Raggi e cinicamente spiegò: se va bene, ci risolve i guai di Roma; se fallisce, ci siamo liberati per sempre di lei e di Grillo. Chissà, forse lo avranno pensato anche Renzi e Orfini. Ma alla lunga il boomerang potrebbe abbattersi anche su di loro.

TrovaRistorante

a Belluno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista