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Pd, un caos mai visto prima nel segno della rozzezza

Da tanti anni seguo da vicino la politica. Ho assistito a momenti drammatici, per la politica, per le istituzioni, per l’economia. Ma una fase così pasticciata e nevrotica non mi era mai capitata. Dopo la sortita maldestra (a dir poco) del gruppo del Pd alla Camera sul governatore della Banca d’Italia, del tutto irrituale, con Matteo Renzi che prima dichiara “Io non c’entro” e poi rivendica, con la sottosegretaria Maria Elena Boschi che sa ma non informa il suo capo, cioè Paolo Gentiloni, e nemmeno il ministro competente Pier Carlo Padoan, sembra chiaro che anche questo partito cerca di porsi o di posizionarsi come forza anti-potere, anti-establishment.

Una sorta di “forconi” in tailleur o in giacca e cravatta. Questa bella pensata per affiancare il M5S – che aspira a governare e però rimane anti-sistema – in campagna elettorale e competere con esso? Ma non è ancora il principale partito del governo Gentiloni?

Qualcuno insinua: in tal modo Renzi tenta di screditare il governatore Visco sulla questione bancaria e allontana da sé e dal suo cerchio non più tanto magico ombre e sospetti. Oppure li sposta su altri versanti bancari. Mossa avventurosa e comunque inadatta allo scopo. Agendo con questa sprovvedutezza o con questa rozzezza istituzionale, sia Renzi che il Movimento 5Stelle non fanno che rafforzare l’ipotesi della riconferma di Ignazio Visco. E magari la loro richiesta aveva anche un fondamento. Peggio. Così si sono dati in anticipo una fantozziana zappata sui piedi. Pazienza per M5S che ha poca dimestichezza con le regole istituzionali ed entra spesso a gamba tesa (non doveva aprire il Parlamento come una scatola di sardine?). Ma come può giustificarsi un ex presidente del Consiglio, il segretario del principale partito di governo, il prossimo (pare) candidato Pd a Palazzo Chigi?

Inquietante e persino eversivo è stato giudicato da un osservatore pacato come Ferruccio de Bortoli il passo del gruppo Pd. Che, vista l’irata reazione del presidente Mattarella, dell’ex presidente Napolitano, avrà quale effetto la riconferma di Visco, peraltro stimato negli ambienti bancari. Voleva questo il diabolico Renzi? Sicuramente no. Difficile scegliere a questo punto fra Fantozzi e Tafazzi. La desinenza è più o meno la stessa.

Ma nelle stesse ore il possibile vincitore – magari per interposta persona – della prossima competizione elettorale, cioè Silvio Berlusconi, tanto lucido da sembrare tirato a cera, ha lanciato un’idea formidabile: facciamo in tutte le Regioni il referendum sull’autonomia come in Lombardia e Veneto. Il presidente lombardo Maroni ha comprato circa 24mila tablet per il voto elettronico (si può immaginare la felicità dei 2,2 milioni di anziani lombardi) spendendo 26 milioni. Dice che, finito il referendum consultivo, andranno alle scuole. Poi però ci sono tante altre spese. Incluse quelle per la sicurezza del voto ai seggi che lo Stato (l’iniqua Roma) non intende caricarsi sulle spalle. Ma sì, sosteniamo la ripresa economica con questi investimenti anche nelle altre Regioni e vedrete che benefici a cascata si otterranno in sede di Pil.

Questo caos alcuni giornali lo spiegano abbastanza. Ma nei telegiornali Rai (i più visti) chi e quando lo chiarisce agli elettori di tutta Italia? La Rai-Tv sembra galleggiare in un suo dolce e soporifero mare di Techetechetè, di Tale e quale, di Che tempo che fa? (pessimo, tranne che per Fabio Fazio il quale ha trasferito la sua solita costosissima pappa su Rai1 perdendo ascolti invece di attrarre altri ricchi spot).

Fino a pochi mesi fa c’era almeno il Tg3 di Bianca Berlinguer che faceva luce su questi grovigli, su certe insensatezze. E qualche volta,
quando era lei a condurre, pure Linea Notte. Poi il Tg3, senza più Bianca Berlinguer, si è allineato e Maurizio Mannoni grandeggia a Linea Notte avendo quale opinionista Antonella Boralevi. E Milena Gabanelli? Con tanti giganti in video, in panchina.

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