Quotidiani locali

l'opinione

Occupazione, ora il posto c'è di nuovo ma...per le stampanti 3D

Il lavoro ora c’è, dicono i guru, e che lo dicano durante una campagna elettorale fa pensare: la politica è capace d’infiltrare anche la statistica. Ma questo lavoro, se davvero c’è di nuovo, se lo prendono in gran parte le stampanti 3D. Sono strumenti magici. “Vedono” i contorni di un pezzo da produrre, ne incamerano i connotati e li trasmettono a una sorta di contagocce che distilla frammenti di plastica, vetro, metallo costruendo lentamente e silenziosamente tutto lo scibile una volta fatto a mano. Ci volevano dieci operai per plasmare un telaio, un raccordo, la sezione di un motore a scoppio. Altrettanti per scodellare il semilavorato, idem per mandare ai clienti della fabbrica l’articolo finito, rifinito, imballato. Ora basta il benedetto-maledetto contagocce che fa pensare ai farmaci ed è l’oggetto del desiderio di chi fa impresa tenendo d’occhio conti interni e concorrenza globale. “Adda passà ’a nuttata”, dice a Gennaro e Amalia Jovine il medico che ha appena visitato la figlia Rituccia nella commedia “Napoli milionaria”. Passò a Novecento inoltrato quando l’elettricità sostituì il carbone. Passerà oggi che l’informatica digitale è in grado di fare a meno delle mani dell’uomo? Sì, passerà, ma l’impressione è che ’a nuttata sarà più lunga. E che l’alba del nuovo giorno si presenterà con la luce di un sole malato.

Le mani dell’uomo, nel frattempo, saranno nere, creole e gialle per lavori che quelle bianche non vogliono fare più. Non ne sono più capaci, la sociologia del benessere li induce a non esserlo. E gli altri lavori che richiedono specializzazione sono a un bivio: imboccano la strada lunga della formazione personalizzata del tecnico da assumere. Oppure prendono la scorciatoia dei robot. Che oltretutto non hanno sindacati.

Accadono scene immortalate dai film degli anni ’60. Viaggi in corriera: il bigliettaio gridava «avanti c’è posto», il passeggero procedeva lungo il corridoio del torpedone e non trovava sedili su cui accomodarsi. Gli strapuntini restano vacanti. E sapete perché? Perché chi cerca persone da assumere non ne trova provviste delle competenze desiderate. Il colmo: c’è la massima difficoltà d’arruolamento (63%) tra specialisti in scienze informatiche. Al secondo posto (56%) tecnici in campo ingegneristico e della produzione. Col Pil in crescita, export a mille, Borsa in stato d’eccitazione, un industriale del Nord, nostro conoscente, ha appena investito 15 milioni di euro nell’acquisto di nuovi macchinari, spinto dai venti favorevoli della ripresa, e impreca contro il difetto che sta nel manico. La scuola tradizionale sforna pezzi di carta generici, non diplomi subito traducibili in occupazione. Il mercato corre, la Pubblica istruzione arranca.

Qualche riflessione. In Germania il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro è stato dimezzato in dieci anni, in Italia paghiamo il prezzo di stolte ramanzine ai nostri figli: «Se non studi, ti mando a marcire in fabbrica». Gli effetti di messaggi sbagliati non si smaltiscono subito. E oggi, in un mondo globalizzato, quando passa il treno bisogna essere pronti a saltarci sopra. Anche psicologicamente.

In compenso il ministero della pubblica istruzione annuncia boom di iscritti ai licei classico e scientifico, il che è un bene, intendiamoci. Una volta un nostro paludato ministro disse che con la cultura non si campa. Figuriamoci con l’ignoranza. Il fatto è che l’industria si è iper-specializzata e di iper-specialisti ne circolano pochi. Il rischio è che la media impresa si rassegni al nanismo. Potrebbe sfruttare la crisi dei grandi gruppi italiani o cogliere le opportunità di quelli stranieri in fase di sviluppo, ma se non può contare su un sistema nazionale flessibile e aggiornato c’è il caso che la ripresa resti una parola stampata sui giornali di queste settimane. Tempi in cui si raccontano
balle, ad esempio, sulla condanna a lavorare fino a 67 anni. L’Inps con i suoi dati rivela che in un’età compresa tra i 59,7 e 60,9 migliaia di lavoratori vanno a casa grazie a soluzioni creative. Una cosa che non ci manca: l’arte di arrangiarsi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Belluno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PUBBLICARE UN LIBRO

Sconti sulla stampa e opportunità per gli scrittori