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L'esperto esploratore che spinge il Carroccio

Se è vero che si stanno calmando le acque tra Centrodestra e Cinque Stelle e che Mattarella cerca un terzo uomo capace di condurre la barca in porto senza bisogno di far intervenire la Guardia...

Se è vero che si stanno calmando le acque tra Centrodestra e Cinque Stelle e che Mattarella cerca un terzo uomo capace di condurre la barca in porto senza bisogno di far intervenire la Guardia costiera, chi meglio di Giancarlo Giorgetti? È nato e abita in riva a un lago, suo padre Natale era il comandante dei pescatori di Varese e zone. Di remi se ne intende e di venti che improvvisamente calano dopo aver soffiato forte, pure. Sa anche come l’equipaggio deve posizionarsi a bordo, chi a poppa, chi a prua, chi in mezzo a bilanciare il peso.

Ecco, lui è sempre stato in mezzo quando il suo primo capo, Umberto Bossi, litigava con Berluskaiser (lo chiamava malignamente così) o faceva il saltafosso a Roberto Maroni spedendolo a firmare accordi che regolarmente sconfessava. Al momento giusto, senza darlo a vedere, Giorgetti riequilibrava lo scafo e poi spariva. Com’è sparito in queste ore che precedono la nuova ondata di consultazioni per fare uno straccio di governo.

La gente s’è stufata della fiction: Salvini e Di Maio sanno da prima del voto dove e quando avverrà lo sbarco degli alleati, ci si perdoni la similitudine esagerata. Fonti dell’intelligence leghista segnalano incontri e cene tra i due leader, quasi sempre soli. E descrivono profumi d’intesa a proposito di Silvio Berlusconi: il grande vecchio va fatto fuori. Poi in pubblico bisognava litigare, lo facevano anche socialisti e democristiani. Ma l’alleanza Lega-M5S è assodata da tempo. E non è da escludere che tocchi a Giorgetti farne una rete capace di pescare un governo, salvando i persici di Di Maio e i lavarelli di Berlusconi. L’apertura dei grillini al Pd può essere archiviata come un altro atto della commedia con la quale si stanno prendendo in giro gli italiani da più di un mese.

Insomma il terzo uomo o l’esploratore di Mattarella potrebbe essere uno dei dieci saggi di Giorgio Napolitano. Ricordate quando il presidente emerito della Repubblica formò una squadra di sapienti cui affidare lo studio di un pacchetto di riforme istituzionali? Uno di questi era Giancarlo Giorgetti due volte presidente della Commissione Bilancio alla Camera, interfaccia dei poteri forti della Finanza, uomo che si muove con disinvoltura in tutti i palazzi romani.

Come sono i rapporti tra lui e Salvini? Come quelli tra un segretario del partito e il suo vice. Come lo erano per un mediano quando all’attacco nella squadra della Lega c’era la strana coppia Bossi-Maroni.

Il personaggio ha la preparazione del dottore commercialista e il carattere di chi sta in acqua una notte per tornare a riva con cassette di pesci: parlare meno possibile, nascondere le emozioni, anzi nascondersi del tutto. Da un mese a questa parte andare da Vespa e dalla Berlinguer gli tocca. Ma lui sa una cosa che gli ha insegnato la gente di lago: ti perdonano tutto, non il successo, quindi se per caso esso ti arride, cura di non farlo sapere in giro.

All’inizio l’atteggiamento di Giorgetti fu sospettoso verso i Cinque Stelle che ora rappresentano la pietanza principale sulla tavola di un futuro governo. Erano passati non più di venti minuti dai primi exit poll la sera del 4 marzo. In vantaggio Grillo, a seguire la Lega, poi il Pd e Forza Italia. Giorgetti, d’istinto, disse partecipando a Porta a Porta: “Io non ho dubbi. Il governo lo faranno i Cinque Stelle con i Dem. Sono pronto a scommettere”.

Ora c’è chi scommette sull’autore della profezia: è lui che può sondare e comporre i conflitti all’interno del centrodestra. Perché è meno esposto di Salvini, perché è stato mille volte ad Arcore all’epoca delle cene del lunedì tra Bossi e Berlusconi, perché l’ex Cavaliere ha sempre apprezzato

il cireneo leghista con la faccia del bravo ragazzo.

Una cosa Giorgetti non farà mai, anche se tutto è possibile in politica: spingere il Carroccio fuori dai confini della vecchia alleanza con Forza Italia. Operazione improbabile, ma temuta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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