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Yates attacca e vince, Dumoulin regge: è il duello del Giro

Yates attacca e vince, Dumoulin regge: è il duello del Giro

La maglia rosa super a Osimo nel giorno del ricordo a Scarponi, Aru e soprattutto Froome perdono ancora terreno

OSIMO. Il dominio continua. Yates voleva guadagnare secondi in vista della crono di martedì e lo ha fatto anche a Osimo vincendo una tappa dal finale meraviglioso, una frazione disegnata nel nome di Michele Scarponi e che avrà fatto felice lassù l’Aquila di Filottrano.

La maglia rosa fa il bis dopo il trionfo di domenica sul Gran Sasso, ma qualcosa lo turba e non poco. Perché ieri ha attaccato forte a 1,5 km dalla fine, quando la strada proponeva l’ultimo duro strappo verso il traguardo. Ha fatto il vuoto, tutti hanno ceduto secondi; su tutti Chris Froome (Sky), che ha pagato altri 50” di distacco dal leader e ora sì che è all’angolo come il pugile colpito duro.

Tutti, meno uno. Il problema di Simon è che gli è rimasto in scia (alla fine due secondi di ritardo più i quattro per la differenza tra abbuoni al primo e al secondo) proprio il corridore che voleva staccare più di tutti: Tom Dumoulin (Sunweb).

L’olandesone è l’altro vincitore di ieri. Dal suo punto di vista la tappa è stata un successo pieno. Perché l’allungo di Yates era di quelli capaci di far davvero male. Gli ultimi 1.500 metri prevedevano due rampe dure intervallate da un tratto in falsopiano proprio all’altezza della porta d’accesso della città medievale. Il gemellino, tifoso del Manchester United, ha dimostrato condizione, sangue freddo, determinazione nel guadagnare secondi. In un colpo solo ha dato un’altra lezione alla gran parte dei rivali.

froome
froome

Dicevamo, non Dumoulin. Ed ecco allora che proprio l’olandese, arrivato in Italia sottotraccia, ma con in testa ben chiaro l’obiettivo di fare il bis rosa, rafforza il suo ruolo di alter ego del britannico. Il duello servito con ormai le grandi montagne alle porte. L’interrogativo è chiaro: riuscirà Dumoulin a reggere sullo Zoncolan ai prevedibili (e obbligati) attacchi della maglia rosa? Il Giro d’Italia gira intorno a questo. Con questo distacco, 47”, a Rovereto, martedì, Dumoulin indosserebbe la maglia rosa. Yates lo sa. Sa che dovrà ancora rosicchiare secondi al rivale.

«Sta andando tutto bene, sono nella forma perfetta che cercavo da inizio stagione proprio per il Giro – ha detto - ma la corsa si può perde ogni giorno. Ho guadagnato sui miei rivali, ma avrei voluto guadagnare di più su Dumoulin. Gli ho preso solo 6”». Il cruccio di Yates è questo. Lo capiamo, ma c’è indubbiamente gente che sta peggio di lui. Come Fabio Aru (Uae) e Chris Froome, che hanno perso 31” e 50” penalizzati dalla caduta nel finale di Woods (Ef) che li precedeva.

Distacco a parte, è la postura in bici, il suo “linguaggio del corpo” che preoccupano l’entourage dell’inglese. «La caduta di Gerusalemme mi sta penalizzando - ha detto - ma non intendo certo mollare, non ho perso la speranza».

fabio aru
fabio aru

Per l’Italbici ottimi ancora Domenico Pozzovivo (Bahrain) e Davide Formolo (Bora). Insomma, Osimo e le Marche ci hanno lasciato una situazione d’alta classifica ancora più intrigante. E flash indimenticabili. La gente sul percorso, i centinaia di cartelli, il denominatore comune: Michele Scarponi.

Per onorarne la memoria tappa velocissima dall’inizio, tre atleti indiavolati in fuga dopo 25 km (media della prima mezz’ora 50 km/h): Masnada (Androni), De Marchi (Bmc) e l’ex compagno di squadra di Scarponi, Luis Leon Sanchez (Astana). Avrebbe voluto vincere per Michele a Osimo lo spagnolo, è passato per primo al traguardo volante di Filottrano, il nido dell’Aquila. Tranquillo Luis, per Michele, uno vero, la cui presenza magicamente si sente ancora ogni giorno in carovana, è come se tu avessi vinto.

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