Quotidiani locali

Record di profughi in Veneto: «È l’effetto terremoto»

Superata quota 14 mila, da meno di 8 mila di inizio 2016. E ora altri 150 in arrivo Trasferimenti dalle aree colpite dal sisma. Sale la tensione, Lega mobilitata

VENEZIA. Sono quasi raddoppiati rispetto all’inizio del 2016 e tra fine ottobre ed oggi hanno toccato il picco più alto dell’ultimo anno. Sono i migranti ospitati nelle diverse strutture del Veneto: 7.905 a gennaio, 14.145 ieri. Un numero peraltro in ulteriore aumento rispetto a lunedì, quando si fermava a quota 14.094. Crescono le presenze, cresce la tensione. Tanto che la Lega ha già mandato un avvertimento: «Fermiamoci prima che Goro e Gorino scoppino anche in Veneto», ha lanciato l’europarlamentare Mara Bizzotto.

I numeri in crescita. L’ultimo incremento di migranti, che potrebbe continuare anche nei prossimi giorni, è legato all’approdo la scorsa notte in Sicilia di due barconi. Al Veneto sono state destinate complessivamente 150 persone, ripartite tra le diverse province in proporzione al numero di abitanti. E alcune tra loro, una quindicina, sono arrivate ieri al Lory di Ficarolo (Rovigo), il secondo albergo requisito in Veneto. Scatenando immediate reazioni. Un flusso continuo, dunque, quello degli immigrati. E con un picco, tra ottobre e novembre, senza precedenti. Il capo Dipartimento Immigrazione del ministero dell’Interno Mario Morcone, lo ha spiegato con diversi fattori tra cui anche il terremoto: la necessità di alleggerire le Regioni colpite dal sisma e il conseguente dirottamento degli stranieri verso altri territori.

Microaccoglienza. La grande maggioranza degli immigrati in Veneto è presente nelle strutture temporanee, 10.433 in tutto. Altri 3.145 si trovano in quelle di prima accoglienza e solo 516 sono i posti Sprar occupati (l’accoglienza diffusa nei Comuni). Nel “distretto” dei profughi, cinque chilometri appena tra le province di Venezia e di Padova, sono concentrati i due maggiori centri: Cona con 1.275 persone e Bagnoli che lunedì ha superato quota 800 (22 persone in più in poche ore). A Treviso la caserma Serena è arrivata a ospitare 700 persone, contro i 450 posti previsti. Maxi-strutture che non piacciono a nessuno, non ai residenti e neppure a Roma perché socialmente esplosive. Ma, come sottolinea il prefetto Morcone, per cambiare il sistema occorre puntare sull’accoglienza diffusa. E per farlo occorre che i sindaci collaborino. Oggi, in Veneto, i Comuni che hanno aderito ai bandi per la microaccoglienza sono 231 su 576. Pochi. Qualcosa potrebbe muoversi a fine anno, quando agli enti ospitanti dovrebbero arrivare i fondi previsti dal decreto governativo in fase di elaborazione. La somma stanziata deve essere ancora stabilita, anche se le prime indicazioni parlano di 500 euro a profugo.

Sale la tensione. Nell’attesa monta la protesta e il clima - già caldissimo dopo le barricate di Goro e Gorino - rischia ora di farsi incandescente. D’altra parte la politica del nuovo presidente americano Donald Trump, che ha annunciato l’intenzione di cacciare tutti i clandestini e di completare il muro con il Messico, non aiuta certo la linea dell’accoglienza. «Siamo pronti a schierarci accanto ai cittadini che ce lo chiederanno e a occupare gli stabili destinati ai profughi», ha annunciato ieri il capogruppo della Lega in consiglio regionale Nicola Finco spiegando anche che con i prefetti non ci sarà alcuna collaborazione. Ed è partita la mobilitazione: ieri sera l’assessore leghista in Regione Roberto Marcato era a Soave, mentre nel pomeriggio di venerdì il quartier generale della Lega si darà appuntamento a Treviso per una manifestazione davanti alla Prefettura. Un altro incontro sui profughi, seppur di stampo completamente diverso, si terrà lunedì prossimo nella parrocchia di Bagnoli. Ci saranno i rappresentanti della cooperativa che gestisce il centro, la Edeco, e ci saranno gli abitanti. L’obiettivo è quello di un tranquillo confronto.

L’appello dei sindaci. I toni barricaderi, d’altra parte, non appartengono al sindaco di Bagnoli Roberto Milan che da mesi sta gestendo la difficilissima situazione puntando tutto sul dialogo e sulla trattativa. Il primo cittadino è stato a Roma, ha incontrato il ministro dell’Interno Angelino Alfano, ha cercato di spiegare che nel suo paese c’è una bomba ad orologeria da disinnescare, una sorta di “campo di concentramento” nell’ambito di una comunità di appena 600 abitanti. Lui, il sindaco, il suo lavoro l’ha fatto bene e fino in fondo e l’ordine è stato mantenuto. Almeno per il momento. «Qui da noi i cittadini hanno risposto coscientemente, non ci sono state barricate. Ma le alte

concentrazioni portano a gravi criticità nel territorio e non permettono di fare progettualità», afferma, «Ho fatto un appello e lo rinnovo: le istituzioni non lascino soli i sindaci. La cosa migliore è distribuzione dei migranti, l’accoglienza diffusa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Belluno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista