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«Slot e videogiochi, il 30% va chiuso»

Il sottosegretario Baretta: «Abbiamo esagerato, il governo vuole affrontare l’emergenza». Un business da 90 miliardi

VENEZIA. Videogiochi e slot machine: il governo ingrana la retromarcia e decide di tagliare il 30 per cento delle diaboliche “macchinette mangiasoldi” che ogni anno divorano 80-90 miliardi di euro dalle tasche degli italiani. Il 75 per cento dei ricavi viene distribuito in premi e il restante 25% va suddiviso tra le case da gioco, i gestori dei locali e lo Stato che nella legge finanziaria ha previsto 9 miliardi di entrate. A cambiare rotta è stato Renzi, che ha affidato al sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta tutta la riforma che nel giro di 3-4 anni dovrà portare alla completa chiusura delle slot nei bar e nelle tabaccherie.

Sottosegretario Baretta, il governo arriva dopo il sindaco di Roma che ha deciso di “sfrattare” dal centro storico tutti i videogiochi: a che punto siamo ?

«Non è affatto così. Il sindaco Virginia Raggi ha preso una decisione sbagliata perché ha trasferito il problema videogiochi dal centro storico alle periferie, che saranno ancora più affollate di giocatori in locali piccoli e non idonei, con i problemi di sicurezza che tutti possono immaginare. Una scelta sbagliata, di pura propaganda. La nostra riforma invece è radicale perché affronta l’emergenza sociale creata dalla ludopatia».

In che senso?

«Vogliamo ridurre l'offerta di gioco, sia dei volumi che dei punti vendita. L’ho presentata ai sindaci e alle Regioni nella conferenza unificata l’altro ieri e la risposta è stata positiva. Il problema non è la distanza dalle scuole, ma l’eccesso di offerta e quindi abbiamo deciso di tagliare drasticamente il numero di sale. Nel giro di un anno ne spariranno 130 mila in Italia, 11 mila delle quali in Veneto, con una riduzione del trenta per cento ovunque».

Chi ha sbagliato?

«Il governo deve fare autocritica perché ha esagerato negli anni del boom. Un motivo c’era: lo Stato con questa strategia ha voluto contrastare il gioco clandestino che prospera ovunque. Non solo con le bische nei bar, ma con le sale scommesse illegali vere e proprie. Il sommerso è stato portato alla luce, ora si impone la razionalizzazione perché lo slot Awp di ultima generazione sono ovunque: entri al bar a prendere il caffè e ti trovi la macchinetta mangiasoldi tra i piedi e lo stesso vale per le tabaccherie».

Il gioco e le scommesse rappresentano una voce importante per le entrate della Finanziaria: come pensate di compensare il “buco”?

«Non ci saranno nuove tasse per i cittadini. Il minor gettito è stato compensato con un aumento del prelievo sui video-giochi e le slot machine».

I baristi e i tabaccai non hanno gradito il giro di vite, temono pesanti perdite dei loro ricavi: come pensate di intervenire?

«Ci saranno compensazioni con altre attività per chi resterà senza slot. Ma il governo per la prima volta vuole affrontare l’emergenza sociale legata allo spreco di denaro in una fase molto delicata dell’economia e delle tenuta del redditi delle famiglie: stiamo parlando di un business di 80-90 miliardi l’anno su cui è giusto riflettere e porre un limite».

Nel concreto cosa cambia?

«Il piano prevede diverse tappe, l’offerta verrà ridotta in primis nei cosiddetti esercizi generalisti secondari: alberghi, esercizi commerciali, edicole, ristoranti, stabilimenti balneari. E cambieranno anche gli orari, con un’ apertura minima di 10 ore per le Awp, e dalle 14 alle 16 ore per le sale scommesse e le sale bingo, la cui distribuzione

nell'arco della giornata va definita in una prospettiva il più omogenea nel territorio nazionale. Ho visto che i sindaci e i presidenti delle Regioni hanno reagito positivamente alla nostra proposta: siamo tutti impegnati a risolvere una grave emergenza sociale».

Albino Salmaso

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